Vito Felice Uricchio, direttore del CNR – Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto di Ricerca sulle AcquePoche settimane fa è stata festeggiata la giornata mondiale dell’acqua.

Purtroppo, però, non c’è molto da festeggiare.

Un grammo di suolo di buona qualità contiene 600 milioni di microrganismi, un grammo di suolo degradato ne contiene solo 1 milione; 1 grammo di suolo contiene 25mila specie, 1 grammo di suolo degradato solo 5mila.

Dobbiamo ricordarlo e cambiare direzione

Dottor Uricchio, qual è lo stato di salute delle nostre acque?

Vito Felice Uricchio: “Dobbiamo distinguere due aspetti. Dal punto di vista quantitativo abbiamo un fabbisogno in continua crescita, perché il consumo di acqua cresce del doppio rispetto alla crescita della popolazione; considerando il trend demografico attuale e futuro la quantità delle risorse idriche ci preoccupa, anche alla luce dei cambiamenti climatici. Sul versante qualitativo sicuramente abbiamo qualche altro problema significativo, perché le sostanze chimiche commercializzate aumentano: l’European Chemical Agency ha registrato oltre 100mila sostanze chimiche presenti sul mercato europeo, accanto alle quali si trovano le sostanze illecite, dei traffici internazionali, dunque la cifra è sottostimata, e per di più le sostanze chimiche reagiscono tra di loro generando nuovi composti. Nel complesso, è una situazione di allarme importante”.

Da dove derivano principalmente le sostanze inquinanti?

Vito Felice Uricchio: “Dalla vita quotidiana, dai farmaci che usiamo, dai detersivi, dai cosmetici, dai prodotti plastici”.

Come cambiare rotta?

Vito Felice Uricchio: “E’ necessario modificare la strategia. Noi abbiamo attivato una collaborazione con il ministero dell’Ambiente per portare proposte a Camera e Senato e  revisionare numerosi decreti e linee guida in modo analitico. Abbiamo attuato strategie biomolecolari, molto più esaustive e complete rispetto a quelle chimiche per la tutela dell’ambiente e della salute, perché dobbiamo ricordare che la qualità delle acque impatta fortemente sulla qualità della vita: tutti noi siamo composti per una percentuale prevalente di acqua, e troviamo acqua in tutti i prodotti ortofrutticoli, in tutti i cibi che mangiamo. Ovviamente se l’acqua è inquinata lo sono anche i prodotti di cui ci nutriamo.

A questo proposito, cosa può fare l’agricoltura?

Vito Felice Uricchio: “L’agricoltura deve necessariamente migrare verso strategie più ecosostenibili, e lo sta iniziando a fare in diverse regioni. Alcune direttive, come quelle su nitrati e pesticidi, hanno in qualche modo stimolato una maggiore sensibilità verso i temi legati a un utilizzo più razionale di prodotti fertilizzanti e fitosanitari, ma c’è ancora molta strada da fare. E’ necessario innalzare i livelli di guardia, mettere in campo strategie e misure che consentano di contrastare e limitare l’inquinamento agendo prima di tutto sulla riduzione: si può usare meno fertilizzante privilegiando ad esempio fertilizzanti a lento rilascio, che consentono di fornire sostanza solo quando serve, oppure i fertilizzanti utilizzabili in assenza di pioggia, perché se si fertilizza e poi piove i nitrati si disperdono nell’ambiente, causando danni alla biodiversità del suolo. Un grammo di suolo di buona qualità contiene 600 milioni di microrganismi, un grammo di suolo degradato ne contiene solo 1 milione; 1 grammo di suolo contiene 25mila specie, 1 grammo di suolo degradato solo 5mila. Dobbiamo ricordarlo e cambiare direzione”.

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