Roberta Cafarotti è la direttrice scientifica di Earth Day Italia, sede italiana dell’Earth Day Network di Washington, l’ONG internazionale che promuove, il 22 aprile, la Giornata Mondiale della Terra delle Nazioni Unite. Nato nel 1970, l’Earth Day coinvolge ogni anno un miliardo di persone. Earth Day Italia Onlus ha creato una piattaforma permanente di comunicazione per l’ambiente che opera tutto l’anno con appuntamenti e incontri tematici, campagne di sensibilizzazione e di fund raising volte a trasformarsi in concrete azioni green.

Roberta Cafarotti, c’è un tema particolare sul quale si concentra la Giornata della Terra 2017?

Roberta Cafarotti: “Più di uno: il tema definito su base internazionale è quello dell’educazione ambientale: si riuniranno per la seconda volta gli stati generali dell’ambiente, durante i quali i giovani potranno esprimersi, fare proposte e immaginare azioni per valorizzare i temi legati all’ambiente e alla comunicazione. Chiederemo loro di esprimere un punto di vista che forse noi ancora non riusciamo a immaginare. C’è poi “Over the wall”, il tema del nostro consueto concerto dedicato alla Terra: l’idea è che per affrontare le grandi questioni ambientali, ma anche quelle connesse, come l’equità sociale, non servano muri, anzi, è necessario abbattere tutti i muri che incontriamo lungo la strada; quando parliamo di ambiente i confini nazionali non hanno senso di esistere. Il terzo aspetto sul quale ci concentreremo è il dialogo tra scienza e ambiente: nel nostro villaggio sulla Terrazza del Pincio, a Roma, metteremo a confronto scienziati e ambientalisti, poi si terrà una grande marcia per difendere la libertà della scienza, con scienziati e ricercatori”.

Questa ricorrenza viene celebrata dal 1970: come sono cambiate le cose da allora?

Roberta Cafarotti: “Per quanto riguarda l’ambiente purtroppo le cose sono peggiorate: la co2 continua ad accumularsi, la portata dei cambiamenti climatici è sempre più evidente, mentre allora nemmeno se ne parlava, era una manifestazione più improntata alla tutela della natura. Oggi sul tavolo degli imputati c’è il nostro modello di sviluppo, viene messa in discussione la grande iniquità sociale che deriva da questo modello economico e dall’uso dissennato delle risorse naturali: dobbiamo darci una mossa o arriveremo a un punto di non ritorno. D’altra parte va detto che l’approccio nefasto e tremebondo della comunicazione degli anni ‘80 non ha funzionato, quindi occorre trovare altre strade. In termini di coscienza ambientale molto è stato fatto, ma manca l’azione; siamo più evoluti,  però permane una sorta di schizofrenia: si va al lavoro e al centro commerciale, si consuma come prima, mentre come cittadini si portano avanti strenue lotte per la pista ciclabile o l’ulivo secolare. C’è una discrepanza, dovremmo trovare il modo di conciliare questi aspetti ricordando che anche come consumatori possiamo fare molto perché i mercati non li fanno solo imprese, ma anche i consumatori con le loro scelte. Le aziende che si sono adattate a stili più sostenibili l’hanno fatto in seguito alle richieste o alle pressioni dei consumatori”.

La tutela della biodiversità è un elemento importante per la difesa dell’ambiente?

Roberta Cafarotti: “Io non sono un’esperta, mi ritengo più ferrata sugli aspetti sociologici, e su questi mi concentro, lasciando entrare nel merito della  questione chi è competente. Penso però ci siano altri tipi di biodiversità, non siamo tutti uguali. Mi interessano le conseguenze dei cambiamenti climatici sull’uomo, sui movimenti migratori, sulle modificazioni nella struttura sociale. Ad esempio la desertificazione porta le persone a spostarsi in modo diverso; l’ ambiente è spesso è al centro, in maniera diretta o indiretta, di conflitti internazionali in atto per il controllo delle risorse naturali; fenomeni meteorologici estremi scatenano dinamiche migratorie non da poco, e questo porta qualcuno ad alzare muri. Noi pensiamo invece a città più sostenibili concentrandoci sull’azione dell’uomo, principale responsabile dei cambiamenti in atto e soggetto con cui comunicare”.

 

di Giulia Foschi

Redazione www.biodiversitywar.it

promosso da Fondazione BioHabitat

segui le storie con il magazine biodiversitywar 

Entra con noi in “Un Viaggio fatto di Uomini, di Semi e di Piante”