Pierfrancesco Dellino, direttore del Dipartimento Di Scienze Della Terra E Geoambientali dell’Università di Bari, sarà nostro ospite ad Agrilevante, dove simuleremo in diretta streaming un evento di dissesto idrogeologico, cercando di comprenderne le dinamiche e gli effetti. In questa intervista il Professore traccia un quadro del fenomeno, chiarendo cause e conseguenze.

Professore Dellino, quando parliamo di dissesto idrogeologico a quali fenomeni ci riferiamo?

Pierfrancesco Dellino: “Nel mondo della ricerca si parla di dissesto idrogeologico quando c’è interazione negativa sul territorio dell’acqua, che incide sul paesaggio, o provoca frane lungo i pendii, esondazioni, colate di fango e di detriti. In un senso più ampio e generale, si tende a includere tutte le manifestazioni pericolose di vulcanismo legate all’evoluzione del Pianeta, e anche alcune delle connotazioni del rischio sismico”.

Qual è la situazione in Italia?

Pierfrancesco Dellino: “L’Italia è una delle nazioni più esposte al dissesto idrogeologico, sia in senso stretto che in senso più ampio. Sicuramente è la più esposta in Europa. Considerando poi che è molto popolosa, questi fenomeni interagiscono con le infrastrutture e la vita umana rendendo più complessa la situazione”

Qual è invece, nello specifico, la condizione della regione Puglia?

Pierfrancesco Dellino: “La Puglia ha una situazione molto particolare, in quanto sconta un ritardo, come tutte le altre regioni che si dice siano stabili sismicamente, e che essendo abbastanza piatte sembra non debbano avere particolari dissesti; questo non è vero, ad esempio l’Appennino Dauno è interessato da una fenomenologia di attivazione di frane, di corpi che si muovono lungo i pendii, di colate di detriti, e poi ci sono anche zone costiere, in particolare nel barese, che soffrono di eventi esondativi, non solo dei fiumi principali, ma di quei corsi d’acqua a regime torrentizio che sono molto più difficili da prevedere e da controllare rispetto ai fiumi grandi”.

L’azione dell’uomo incide sull’attivazione di questi fenomeni?

Pierfrancesco Dellino: “Diciamo che molti di questi fenomeni sono processi naturali che avrebbero comunque luogo, e che avverranno sempre, ma che impattano negativamente sull’uomo perché l’uomo non ha ancora coscienza del fatto che il suo stile di vita si deve adattare al comportamento del Pianeta. Il Pianeta, di per sé, in queste situazioni non subisce molti danni: è l’uomo a subirli. D’altre parte, l’uso dissennato del terreno, del suolo, e alcune infrastrutture costruite con scarsa attenzione, ad esempio vicino agli argini, rendono critiche alcune situazioni”.

C’è stato un peggioramento negli ultimi anni o la fotografia è tendenzialmente invariata?

Pierfrancesco Dellino: “In Italia questi fenomeni avvengono con grande frequenza, ma negli ultimi anni si è perso un po’ quel modo saggio che c’era in passato di mantenere le campagne e le montagne tipico dei nostri nonni, che ripulivano i campi, tenevano puliti i canaloni…  oggi si trascura questa azione di manutenzione che sarebbe semplice da condurre, semplicemente andando sul campo con stivali, badile e martello, non studiando teorie. Inoltre, quella che ancora non attecchisce è la mentalità della prevenzione”.

Quali sono le possibili azioni preventive?

Pierfrancesco Dellino: “Prima di tutto, appunto, lo sviluppo di una coscienza pubblica, alcuni termini andrebbero insegnati già a partire dalle scuole elementari. Prevenire non significa dire che sono certo che arriverà un’esondazione, ma dato che c’è una certa probabilità meglio non rischiare. Per quanto riguarda poi le istituzioni, in Italia l’intervento avviene a macchia di leopardo: i ministeri coinvolti nelle questioni che riguardano il dissesto sono la Protezione Civile, legata al Ministero degli Interni, che interviene nelle questioni nazionali, i comuni e le regioni a livello locale. Questo significa che non in tutti i comuni e non in tutte le regioni vengono messe in atto buone pratiche. Un esempio positivo è la regione Emilia Romagna, una tra le più attente a questi temi”.