Il futuro è già un presente per il parco della Biodiversità.

Emilio Genovesi, CEO presso Material ConneXion Italia,  project leader del Biodiversity Park, Padiglione tematico in ExpoMilano2015, svela i prossimi progetti relativi all’eredità di questo importante progetto realizzato in occasione di Expo: un patrimonio da non disperdere.

Emilio Genovesi, com’è stato realizzato il Parco della Biodiversità di Expo?

Emilio Genovesi: “Si componeva di vari elementi, una mostra sul tema della biodiversità, una sala dibattiti e convegni e il parco vero e proprio, con 400 specie di piante che raccontavano la biodiversità italiana, con cinque ambienti dalle Alpi alle Isole passando per gli Appennini, la Pianura Padana e gli altipiani centrali. E’ stato molto visitato e molto apprezzato. Per questo, pur trattandosi di un evento temporaneo, nato quindi con un carattere di provvisorietà, quando è stato smontato è dispiaciuto a tanti, e ci è sembrato un peccato lasciar perdere questa esperienza”.

Come avete pensato di procedere allora?

Emilio Genovesi: “Ci siamo mossi in molteplici direzioni per dare continuità al progetto, coinvolgendo realtà accademiche e imprenditoriali. Si è pensato di trasferirlo, e sono sorte diverse ipotesi, che però non si sono concluse per impedimenti burocratici. Infine, discutendo con Arexpo, la società che ha il compito di sviluppare l’intero sito di Expo 2015 in un parco scientifico e tecnologico di eccellenza, abbiamo deciso di fare in modo che il parco possa continuare a vivere nello stesso luogo. Di fatto il parco è ancora lì, le piante sono state mantenute e curate nel tempo, quelle più delicate sono state messe al riparo, mentre le erbacee, come il frumento e il mais, semplicemente rinascono ogni anno”.

Quali sono i tempi previsti?

Emilio Genovesi: “Dall’anno prossimo il Parco della Biodiversità dovrebbe diventare una componente del progetto complessivo di Arexpo. In particolare, una parte più scientifica, votata alla ricerca, sarà trasferita all’Università di Milano, presso la Facoltà di Agraria, dove verranno condotte alcune sperimentazioni sulle nuove specie botaniche; un’altra parte sarà invece dedicata alla fruizione pubblica, un vero e proprio parco, che pensiamo sarà aperto già dalla primavera 2018. Vivrà, quindi, in un ponte tra il mondo accademico e l’apertura alla cittadinanza”.