Intervista a Monsignor Marcelo Sánchez Sorondo, Cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze

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Monsignor Sorondo

Un quarto di tutte le specie presenti sulla Terra è a rischio estinzione. Metà di esse potrebbe scomparire entro la fine del secolo corrente. L’attuale perdita di specie è pari a circa mille volte il tasso storico. Conclusioni impressionanti, tratte dagli accademici e dai ricercatori che si sono incontrati all’inizio di marzo al seminario congiunto della Pontificia Accademia delle Scienze e della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, in Vaticano. Monsignor Marcelo Sánchez Sorondo, Cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze, approfondisce con noi cause, conseguenze e possibili azioni di contrasto a questo allarmante scenario.

Monsignor Sorondo, come siamo arrivati a questo punto?

Monsignor Marcelo Sánchez Sorondo: “La ragione fondamentale risiede nell’attività umana: per la prima volta nella storia del nostro Pianeta si sta verificando un’estinzione di massa a causa dell’uomo. Non della vita umana, o dell’aumento della popolazione – è importante distinguerlo – bensì dell’attività umana. La causa principale è l’utilizzo di materiale fossile, soprattutto petrolio. Di conseguenza, la responsabilità di questa situazione va attribuita ai Paesi ricchi; quelli poveri incidono a loro volta, ma involontariamente: i più ricchi, che rappresentano il 19% della popolazione, equivalente a 1,4 miliardi di persone, consumano più della metà delle risorse mondiali; i più poveri, che non beneficiano neanche dell’uso di combustibili fossili, sono indirettamente responsabili della deforestazione e della distruzione di una parte di biodiversità, dato che le loro azioni sono inquadrate in un sistema economico mondiale basato sulle esigenze dei più ricchi. In breve, i ricchi devastano l’habitat mondiale esclusivamente per il proprio profitto, mentre i poveri distruggono l’habitat locale per la propria sopravvivenza”.

C’è in gioco praticamente l’intero sistema produttivo, economico e sociale, a livello globale. Come intervenire in un quadro così complesso?

Monsignor Marcelo Sánchez Sorondo:“Razionalizzando e regolarizzando. Quello che oggi chiamiamo sviluppo sostenibile dovrebbe essere lo sviluppo comunemente adottato. I Paesi sono moralmente obbligati a intervenire in questo senso in base alle direttive delle Nazioni Unite, poi è chiaro che in concreto le cose sono abbastanza diverse. Fondamentalmente, si tratta di sostituire le energie fossili con energie rinnovabili. In Italia abbiamo tutto: sole, vento, addirittura vulcani. Energia pulita e non abbastanza sfruttata. Abbiamo bellissimi parchi nazionali che potrebbero diventare centri per la promozione dello sviluppo sostenibile, come già avviene in altri Paesi, ad esempio in Brasile. E’ necessario che l’opinione pubblica diventi più consapevole e che faccia pressione sui politici affinché agiscano in questa direzione. Per questo è importantissimo che se ne parli il più possibile”.

In concreto, questa drastica riduzione della biodiversità che conseguenze può comportare?

Monsignor Marcelo Sánchez Sorondo:“Una riduzione della ricchezza biologica che non possiamo neppure quantificare: conosciamo solo il 20% delle specie presenti sulla Terra, sappiamo che tutte in modo diverso contribuiscono a sostenere la nostra vita. Se non ci fossero piante noi non potremmo vivere. Non sappiamo nemmeno quali effetti potrebbe portare la distruzione della biodiversità, possiamo solo immaginarli. Senz’altro danni enormi per la nostra salute, cibo, farmaci, assorbimento dei rifiuti, oltre che per il Pianeta. In più, ogni specie è in comunicazione con le altre, e la distruzione di alcune di esse innesca un pericolosissimo circolo vizioso, che va dal ciclo delle acque al cambiamento climatico fino alla nostra vita: ogni elemento si riverbera sugli altri. Qualcosa deve cambiare, a cominciare dalle nostre azioni nella vita quotidiana, come una maggiore attenzione per l’utilizzo dell’energia. Poi, naturalmente, qualcuno ai livelli più alti deve imporre un drastico cambiamento, e noi dobbiamo sostenerlo”.