Con il Professore e Ingegnere Michele Mossa, docente di Idraulica al Politecnico di Bari, diamo inizio a un approfondimento sul tema del dissesto idrogeologico dal punto di vista dei fenomeni meteorologici e delle acque marine.

Professor Mossa, il riscaldamento globale è un argomento al centro del dibattito. Qual è la sua opinione in merito?

Michele Mossa: “Non c’è alcun dubbio che il pianeta si stia riscaldando. Il contenzioso in corso si riferisce solo alla possibilità che il riscaldamento globale possa essere indotto anche dall’uomo o meno. Il prof. Harindra Joseph Fernando dell’University of Notre Dame (Indiana, USA) ritiene che il rapido innalzamento delle temperature dall’anno 1991 possa essere dipeso anche da cause indotte dall’uomo, ma i dati non permettono una certezza in tal senso a causa delle notevoli fluttuazioni. In ogni caso la continua immissione di gas serra nell’atmosfera ha certamente degli effetti nefasti sul nostro pianeta”.

In che modo l’impatto del cambiamento climatico potrebbe avere ripercussioni sulle risorse idriche?

Michele Mossa: “Il ciclo dell’acqua può essere fortemente influenzato dai cambiamenti climatici. Una più elevata evaporazione, delle variazioni delle precipitazioni e l’avverarsi di eventi estremi con una sempre maggiore frequenza ha delle conseguenze sulla disponibilità di acqua e sui disastri naturali. Tutto ciò ha anche delle conseguenze economiche”.

Come mai in Puglia, con qualche rara eccezione, non ci sono corsi d’acqua superficiali?

Michele Mossa: “La regione Puglia, ad eccezione dell’area settentrionale della Capitanata, nella Provincia di Foggia, è caratterizzata da un paesaggio privo di rilievi significativi e dalla presenza di calcari, anche affioranti, ad alta permeabilità. Tale substrato pianeggiante e altamente permeabile è probabilmente causa della formazione di un reticolo idrografico non sempre definito, caratterizzato dall’assenza di deflussi significativi per lunghi periodi anche invernali. D’altra parte il velo di argilla che ricopre il terreno pianeggiante può assicurare una certa impermeabilità, ma se le piogge sono leggere vengono assorbite facilmente e trasmesse al sottostante calcare fessurato, mentre se sono intense e prolungate, dopo avere trasformato il terreno in una specie di impasto quasi impermeabile, in parte affluiscono in conche carsiche, molto diffuse in Puglia. Per tali ragioni c’è mancanza di una rete idrografica ben definita. Non ci sono corsi d’acqua veri e propri, ma degli avvallamenti, che in tempi di piogge intense e prolungate raccolgono le acque dei terreni circostanti. Tali avvallamenti formano torrenti localmente chiamati lame“.

Come mai Bari è stata storicamente colpita da alluvioni di una certa entità (alluvione del 1905, del 1915, del 1926 e recentemente del 2005)?

Michele Mossa: “Nel 1815, per volere di Gioacchino Murat, si dette inizio alla città nuova, mediante un piano di espansione che prevedeva allineamenti stradali in rettifilo con intersezioni ad angolo retto. Questa condizione non teneva in alcun conto l’andamento plano-altimetrico delle superfici, per cui si dovettero colmare tratti di solchi erosivi o tratti più o meno depressi. Oggi sarebbe considerato un grave errore di pianificazione, per il mancato rispetto delle aree alluvionabili e, dunque, a rischio. Dopo il disastro del 1905 si decise la costruzione della traversa sul torrente Picone. Di fatto le alluvioni successive furono di una tale entità da far risultare insufficiente l’opera, che venne più volte ricostruita e ampliata. Si realizzò un canale artificiale che permette di deviare le acque della Lama Picone verso la Lama Lamasinata, fino a sfociare nella zona si San Francesco-San Cataldo”.

Come mai le recenti alluvioni, come quella del 2005, hanno continuato a creare problemi, danni e morti?

Michele Mossa: “Assai drammatico è il caso dell’ultima alluvione del 2005. Non sempre l’espansione della città è avvenuto nel rispetto della storia del proprio territorio. Ecco, allora, che si vedono facilmente coltivazioni di vigne e olivi o peggio case, abusive e non, tranquillamente costruite nelle lame, o peggio su greti di canali erroneamente considerati estinti, che prima o poi potrebbero trasformarsi in impetuosi torrenti dispensatori di danni e morte. Alcune immagini dell’alluvione del 2005 parlano molto chiaramente degli errori commessi. Si pensi al caso del treno Eurostar deragliato, immagine rappresentativa del disastro”.

Quali possono essere utili suggerimenti per mitigare gli effetti delle alluvioni?

Michele Mossa: “Di recente l’Autorità di Bacino della Regione Puglia ha svolto un buon lavoro di individuazione delle aree alluvionabili e il rispetto totale delle norme sarebbe di grande ausilio per evitare le situazioni che si sono verificate anche nel 2005. Certamente è necessario che i comuni si dotino di strumenti ingegneristici che consentano di individuare preventivamente le aree in cui è corretto edificare. In questo è importante un’azione di concerto tra le amministrazioni e gli stessi cittadini. I fenomeni di abusivismo sono di responsabilità congiunta dell’amministrazione locale e di chi intende costruire senza alcun rispetto della natura, la quale, è opportuno ricordarlo, prima o poi si riprende ciò che le appartiene. Inoltre è fondamentale che gli interventi per la protezione del territorio avvengano con un approccio diverso rispetto a quello che si è visto anche di recente in tutta la nazione. Infatti, spesso gli interventi sono stati eseguiti in una condizione di emergenza. Bisognerebbe, invece, passare a degli interventi programmati, i quali pur essendo silenti ripagano molto di più nel tempo”.