Il professore Luca Dondini, del Dipartimento di Agraria dell’Università di Bologna, è biotecnologo e si occupa di biodiversità dal punto di vista dell’analisi molecolare.

Professor Dondini, come si svolge il suo lavoro?

Luca Dondini: “Mi occupo dell’analisi del DNA per identificare fonti di resistenza alle malattie nelle piante da frutto, al fine di aiutare il miglioramento genetico. Infatti, nelle varietà antiche, minori o selvatiche esistono geni di resistenza che non sono presenti nelle varietà in commercio. Studiamo inoltre le antiche varietà di melo per comprendere come il flusso genico ha influenzato il germoplasma delle diverse regioni europee. L’analisi del DNA è il modo migliore per cominciare a conoscere le vecchie varietà in funzione di un loro recupero per il miglioramento genetico. L’idea parte dal fatto che le antiche varietà erano perfettamente adattate agli ambienti in cui erano coltivate; oggi, in questa situazione di cambiamenti climatici, è utile recuperare aspetti di adattabilità e resistenza a patogeni per poter diminuire l’impatto della chimica in agricoltura e aumentare la sostenibilità delle colture. L’analisi della diversità genetica permette di valutare con precisione la biodiversità all’interno delle specie coltivate. In questo modo riusciamo a dare significato reale, tangibile a questo termine, che talvolta viene usato in modo generico”.

Come definirebbe la situazione della biodiversità in Emilia Romagna?

Luca Donini: “Qui nella nostra zona abbiamo antiche varietà interessanti, che però spesso non hanno lo standard qualitativo per il mercato. Vengono utilizzate, come dicevo, prevalentemente per il miglioramento genetico. Per quella che è la mia esperienza vedo che in questa Regione c’è molta sensibilità sul tema della biodiversità. Il nostro Dipartimento ha una collezione importante di germoplasma di melo e pero, così come il Crea di Forlì, e le due istituzioni collaborano molto insieme. Questo è importante, perché riusciamo a garantire la sopravvivenza di pool genici a rischio e a introdurre alcuni genotipi per il miglioramento genetico; ogni volta che un genotipo viene perduto è una sconfitta. Certo, per mantenere queste collezioni servono dei fondi che non sempre è facile ottenere”.

A cosa state lavorando in questo periodo?

Luca Dondini: “Abbiamo appena concluso un progetto europeo che ha messo insieme istituzioni francesi, spagnole, svizzere, belghe, svedesi, russe e ceche, finalizzato all’analisi delle collezioni di melo con marcatori molecolari. Di questi genotipi sappiamo molto: come si comportano nelle diverse nazioni, l’epoca di maturazione, la dolcezza dei frutti e così via. La possibilità di caratterizzare una importante parte del germoplasma del melo a livello europeo è stata una occasione unica e siamo molto soddisfatti: i risultati sono molto interessanti e saranno applicabili per il miglioramento genetico”.

Redazione www.biodiversitywar.it

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