Il Professore Michele Mossa, del Politecnico di Bari, illustra in questa seconda parte dell’intervista un altro fenomeno che può generare dissesto idrogeologico: l’erosione costiera.

Professor Mossa, come possiamo definire l’erosione costiera?

” L’erosione costiera può essere definita in maniera semplificata come l’invasione della terra da parte del mare. Il processo di erosione ed accrescimento costiero è sempre esistito e ha contribuito a plasmare il panorama costiero creando una grande varietà di tipologie di coste. L’erosione è influenzata anche dall’entroterra: le piogge e l’azione esercitata dall’acqua sul letto dei fiumi e dei torrenti hanno l’effetto di produrre un movimento di sedimenti verso la costa. Questi sedimenti forniscono materiale essenziale per contribuire allo sviluppo di spiagge e dune sabbiose e, più in generale, per creare luoghi atti ad insediare attività economiche e ricreative, proteggendo dal rischio inondazione le aree dell’entroterra, assorbendo l’energia delle onde più impetuose durante le tempeste, riducendo l’eutrofizzazione delle acque costiere e favorendo l’insediamento e la proliferazione di varie specie faunistiche”.

Quale impatto può avere e quali rischi comporta?

” L’erosione costiera deve essere valutata facendo riferimento ad un lasso temporale sufficientemente lungo, tale da permettere di eliminare, mediando, eventi estremi quali tempeste e dinamiche di sedimento a carattere locale. L’erosione costiera implica tre differenti tipi di impatto o rischi:

  • perdita di aree con valore economico;
  • distruzione delle difese naturali (solitamente sistemi di dune) anche a seguito di un singolo evento tempestoso, con conseguente potenziale o effettiva inondazione dell’entroterra;
  • distruzione delle opere di difesa artificiali, con conseguente potenziale o effettiva inondazione dell’entroterra.

Quali sono, invece, le cause dell’erosione?

” L’erosione costiera è di solito il risultato di una combinazione di fattori, sia naturali che indotti dall’uomo, operanti su diversa scala. I più importanti fattori naturali sono: venti e tempeste, correnti vicine alle spiagge, innalzamento del livello del mare, subsidenza del suolo e apporto liquido e solido dei fiumi a mare. I fattori indotti dall’uomo includono l’utilizzazione della fascia costiera con la realizzazione di infrastrutture e opere per insediamenti abitativi, industriali e ricreativi, l’uso del suolo e alterazione della vegetazione, le estrazioni di acqua dal sottosuolo, i lavori per la regimazione dei corsi d’acqua per la difesa del suolo e per il prelievo di risorsa per uso potabile, irriguo e industriale, estrazione di inerti dai fiumi, dragaggi”.

Qual è la situazione in Europa e in Italia?

“Come già evidenziato dal rapporto Eurosion (2004), molte coste europee sono interessate dall’erosione. I dati cambiano da Paese a Paese, ma sono comunque nel complesso allarmanti. Da un lato si colloca la Polonia con il 55% delle sue coste soggette ad erosione, dall’altro la Finlandia con appena lo 0,04%, grazie ad un litorale fatto di rocce dure. Preoccupa il dato di Cipro, a rischio per il 37,8%, quello della Lettonia con il 32,8%, della Grecia e del Portogallo al 28,6 e 28,5%, rispettivamente, del Belgio al 25,5%, della Francia al 24,9%. Poi vi è l’Italia con il 22,8% del litorale soggetto a erosione, in gran parte frutto dell’urbanizzazione rapida delle sue coste e spiagge. Ammontano a circa 20.000, pari al 20% dell’estensione totale, i chilometri di costa dell’Unione Europea in cui tale problematica assume caratteri di maggior rilievo. Dagli anni cinquanta anche lungo le coste italiane si sono manifestati in modo palese locali e diffusi fenomeni di erosione delle coste sabbiose, sia come trend naturale sia come fenomeno indotto dalla pressione d’uso della fascia costiera. Erosioni locali erano state già evidenziate alcuni decenni fa, però non erano stati effettuati studi organici, poiché non si era ancora sviluppata una sensibilità al problema che investiva importanti aspetti sociali, economici e ambientali. Tale sensibilità è accresciuta quando sono aumentate l’urbanizzazione, le attività commerciali ed industriali e la fruizione turistica. Oggi in Italia il 60% della popolazione vive nella fascia costiera”.

C’è stato un intervento da parte delle istituzioni?

“Dal punto di vista legislativo il primo richiamo alle “opere e lavori di costruzione e di manutenzione dei porti, dei fari e delle spiagge marittime” è fatto nella Legge fondamentale sui Lavori Pubblici del 20 marzo 1865, n. 2248. Però, solo con la legge n. 542 del 14 luglio 1907 si stabiliscono i principi fondamentali delle opere di difesa delle spiagge. La legge era la conseguenza di fenomeni erosivi che negli ultimi decenni del 1800 si erano innescati su alcuni tratti di litorale italiano. In particolare, la legge prevedeva di “difendere gli abitati dalla corrosione dal mare” e non le spiagge. Furono così posti in opera svariati tipi di manufatti con lo scopo di proteggere gli insediamenti. I primi studi organici relativi ai problemi della dinamica e, quindi, dell’erosione costiera sono quelli effettuati nell’ambito dei lavori della Commissione Interministeriale per lo Studio della Sistemazione Idraulica e della Difesa del Suolo (1970). La stessa fu istituita dopo tanti anni di dibattiti parlamentari per dare una risposta alla difesa del suolo a seguito di eventi catastrofici, quale l’alluvione del Polesine del 1951 e l’alluvione di Firenze del 1966. La Commissione era ben conscia delle difficoltà di coniugare la difesa dei territori dalle inondazioni con la difesa dei litorali sabbiosi. Infatti, nell’ambito della Commissione, la V Sottocommissione operò sul tema “Difesa dal Mare dei Territori Litoranei”. I lavori della Commissione furono la base di partenza della prima Legge nazionale organica sulla Difesa del Suolo, ossia la Legge del 18 maggio 1989, n. 183″.

Quale può essere, invece, il contributo della comunità scientifica?

“Il possibile contributo scientifico a sostegno di una corretta pianificazione degli interventi di salvaguardia costiera. In particolare presso appositi laboratori di ingegneria marittima, come il Laboratorio di Ingegneria Costiera (LIC) del Politecnico di Bari, è possibile realizzare dei modelli fisici delle opere di protezione costiera, al fine di verificare ante operam la loro efficacia. A titolo di esempio, la figura riporta un modello fisico di un’opera di difesa costiera: si tratta delle barriere frangiflutti di Marina di Massa, che sono state testate con un modello fisico presso il LIC preliminarmente ad una loro possibile realizzazione, proprio al fine di verificarne l’efficacia e i possibili effetti collaterali. In particolare si sottolinea l’importanza di alcune attività di ricerca o di supporto agli enti territoriali sul tema dei disseti idrogeologici, dell’erosione costiera e degli interventi antropici, con particolare riguardo ad aree molto sensibili. Il contributo scientifico alla risoluzione a queste è di sicuro rilievo e ausilio anche per le decisioni che gli enti pubblici devono assumere ai fini della pianificazione del territorio”.

Un esempio di modello fisico di opera di difesa costiera realizzato presso il LIC del Politecnico di Bari