La Dott.ssa Maria Cristina Villani è la botanica del più antico Orto Botanico al mondo, l’Orto Botanico di Padova, fondato nel 1545 e ancora situato nella sua collocazione originaria, Patrimonio dell’umanità dell’Unesco. In questo meraviglioso Eden è custodito, oltre a un ricchissimo patrimonio di biodiversità, un gioiello misterioso, una palma antichissima dalle origini misteriose, che ha fatto innamorare Goethe durante uno dei suoi viaggi in Italia.

Dott.ssa Villani, perché quest’orto botanico è diverso dagli altri?

Maria Cristina Villani: “Quest’orto botanico è il più antico orto universitario al mondo, e a differenza di altri non ha subito modifiche e non è mai stato spostato nell’arco dei secoli, mantenendo intatta la sua originalità, anche se è stato ampliato nel tempo, ad esempio con nuove collezioni esterne come le meravigliose serre ottocentesche, o l’arboreto. Il suo cuore, infatti, custodisce prevalentemente specie erbacee; le specie arboree erano rare, finché il direttore Marsili decise di donare la sua collezione privata”.

Nel 2014 è stato inaugurato il Giardino della Biodiversità: in cosa consiste?

Maria Cristina Villani: “Il giardino della biodiversità è completamente diverso rispetto al resto dell’orto botanico, come struttura e come impostazione. L’orto antico è splendido nella sua delicatezza: tutte le aiuole hanno una elegante struttura geometrica, con le etichette che segnalano le informazioni botaniche essenziali scritte a mano, e le specie coltivate insieme in una singola aiuola.  L’orto moderno è altamente tecnologico, propone app e giochi interattivi per catturare l’attenzione dei ragazzi, ma soprattutto si basa su una impostazione diversa: nell’orto antico ogni aiuola contiene una sola specie coltivata, mai un misto, in quello nuovo la volontà è stata quella di ricreare ambienti in cui vivono piante diverse, senza distinzione, con grandi aiuole colorate piene di piante differenti che raccontano la biodiversità nella sua straordinaria varietà”.

Parliamo invece della misteriosa Palma di Goethe: qual è la sua storia?

Maria Cristina Villani: “Goethe fece diversi viaggi in Italia, rimase colpito da diverse piante ma l’incontro con questa pianta fu particolare, perché divenne per lui fonte d’ispirazione. Ancora oggi la si può ammirare nelle sue dimensioni, dal 1585, nella sua grande serra ottagonale, con i suoi rami che raggiungono i 10 metri di lunghezza: se potesse parlare, chissà quante storie potrebbe raccontarci! Noi però purtroppo su di lei sappiamo poco. E’ una pianta particolare, le sue foglie da giovani hanno una certa forma, ma col tempo, da vecchie, diventano completamente diverse, si dividono e sembrano proprio le dita di una mano. Per questo, dopo averla ammirata nel 1786, Goethe formulò la sua intuizione evolutiva nel Saggio sulla metamorfosi delle piante, pubblicato nel 1790″.

Ma da dove arriva questa pianta?

Maria Cristina Villani: “Bella domanda! La sua storia è misteriosa, purtroppo è molto difficile risalire alle sue origini perché non esiste nei cataloghi. Ora abbiamo un sistema codificato per dare nomi alle piante, un nome doppio che le identifica in maniera inequivocabile, e universale: la specie di appartenenza è la stessa in tutto il mondo. Linneo però inventò il sistema di classificazione 200 anni dopo. Prima ogni pianta aveva tantissimi nomi, quasi una frase che la descriveva: il caos totale!”.

Ora però è possibile darle un nome.

Maria Cristina Villani: “Certo, la cosiddetta Palma di San Pietro è chiamata Chamaerops humilis, è una classica palma, una specie mediterranea, l’unica che vive spontaneamente in Italia, prevalentemente al Sud, lungo le coste meridionali della Sicilia. Alcune di queste palme possono vivere anche molto a lungo, dipende dalle circostanze. Questo esemplare è il più antico del nostro Orto Botanico”.

 

L’orto è nato per lo studio delle piante medicinali. Oggi che funzione ha?

Maria Cristina Villani: “E’ uno scrigno di biodiversità. All’epoca gli studenti dell’allora facoltà di medicina lo frequentavano per studiare l’uso farmacologico delle piante. Oggi si utilizzano metodi diversi, quindi possiamo dire che l’orto ha una funzione divulgativa per i visitatori, che accorrono numerosissimi a visitarlo per la sua bellezza, oltre che uno scopo didattico per gli studenti di scuole di ogni livello. Organizziamo molte attività per incentivare le visite, perché crediamo che la conoscenza di questo patrimonio sia di fondamentale importanza”.

Redazione www.biodiversitywar.it  e official site www.biodiversity.bio

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