Maria Pirrone, presidente nazionale dei giovani della Cia: “serve capacità di trasmettere all’esterno il valore dell’operato, portatore di grande innovazione”

 

 Dott.ssa Pirrone, qual è l’azione dell’imprenditoria giovanile a sostegno della biodiversità?

Maria Pirrone:“I giovani sono molto attenti al tema perché dare valore alla biodiversità ha non solo un’utilità dal punto di vista dell’ambiente, ma anche un ritorno d’immagine per l’azienda. Si tratta quindi di un legame inscindibile. Molti giovani imprenditori hanno investito nello studio e nel recupero di vecchie varietà in disuso perché commercialmente non avevano una redditività elevata, ma che scoprendo e valorizzando caratteristiche particolari diventano importanti. Il connubio tra tradizione e innovazione, il recupero del passato con le competenze di oggi sono le linee guida. Inoltre valorizzare un prodotto che si è acclimatato in una particolare zona significa non avere bisogno di molti interventi fitosanitari, favorendo così la sostenibilità ambientale”.

 

Quali sono le caratteristiche dei nuovi imprenditori agricoli e cosa li differenzia dalla generazione precedente?

Maria Pirrone:“Molti giovani sono laureati nei campi più disparati, non solo agrario o forestale ma anche in ingegneria, psicologia, lettere, economia. Ogni ambito porta competenze diverse ed esprime in modo diverso l’azienda agricola. Ad esempio, un collega ingegnere appassionato di numeri e di piattaforme ha iniziato dalla consegna porta a porta dei suoi prodotti per arrivare alla vendita online, anche all’estero. Alle spalle però c’è sempre un genitore che ha trasmesso la passione e con cui si lavora fianco a fianco: le generazioni s’incontrano. Gli esempi sono tanti: una mia amica, passeggiando nella campagna del Parco del Pollino, ha trovato la lavanda, ha iniziato un piccolo studio, ha scoperto che veniva coltivata qui nell’800 e ha allestito una fattoria didattica incentrata proprio su questa coltivazione. Io stessa ho un campo sperimentale di piccoli frutti; un anno la produzione è stata scarsa, ed è stato necessario trasformare il prodotto. Avevamo solo pere estive, un prodotto poco commerciale, così abbiamo provato l’abbinamento pere e more in una confettura che abbiamo chiamato peramore”.


L’impressione è che siate già più avanti delle aspettative istituzionali.

Maria Pirrone:“Molte volte il mondo politico è preso da tante questioni e non è in grado di stabilire un contatto diretto con le persone che operano nel settore. D’altra parte è un po’ anche colpa nostra perché tendiamo a dare per scontato, a non valorizzare tutto quello che facciamo. Non riusciamo veramente a raccontarci, serve maggiore consapevolezza e capacità di trasmettere all’esterno il valore del nostro operato, qualcosa che noi consideriamo normale ma che invece è portatore di grande innovazione”.

AGIA-CIA

intervista dalla redazione di The Network Spirit – www.biodivwrsity.bio

di Giulia Foschi