Il professore Giampiero Maracchi, Presidente della storica Accademia dei Georgofili di Firenze, climatologo di fama internazionale, è intervenuto nel corso dell’ottava conferenza economica della Cia, a Bologna, affrontando il ruolo dell’agricoltura in relazione al tema del cambiamento climatico. Abbiamo approfondito insieme a lui l’argomento.

Professore Maracchi, lei ha affermato che agricoltura e silvicoltura sono alcune tra le più importanti soluzioni ai problemi causati dal cambiamento climatico. In che senso?

Giampiero Maracchi “Semplicemente perché funzionano con la fotosintesi e assorbono Co2. Oggi l’agricoltura è responsabile del 13 per cento delle emissioni di Co2, è vero, per via della produzione di fertilizzanti e dell’utilizzo di macchinari, ma utilizzando tecniche agricole nuove queste emissioni si potrebbero ridurre al 3 o 4 per cento. L’agricoltura, in futuro, vivrà senz’altro un grande ritorno, tornando ad assumere il ruolo centrale dal punto di vista economico e del territorio che aveva prima del ’900”.

Questo discorso si lega al ruolo delle energie rinnovabili?

Giampiero Maracchi “Certo, io sostengo da vent’anni che con una politica adeguata, e con i giusti investimenti, le aree rurali diventerebbero la più grande risorsa energetica del Paese. Il mini eolico si può allestire vicino alle aziende agricole, un’installazione priva di impatti anche dal punto di vista estetico. Ci sono poi le biomasse, il biodiesel, l’energia solare: anche in questo caso, basterebbe installare i pannelli sui tetti dei casermoni agricoli delle aree rurali, senza rovinare in alcun modo l’ambiente. Queste energie, oltre a preservare l’ambiente, diventerebbero anche una integrazione molto interessante al reddito degli agricoltori”.

E conseguentemente potrebbero anche incentivare un ritorno alla montagna e alle aree interne in abbandono.

Giampiero Maracchi “Esatto, c’è un aspetto economico fondamentale da considerare: gli agricoltori fanno agricoltura se hanno un utile sufficiente tale da permettere loro di restare anche nelle aree disagiate. Teniamo conto che ancora oggi 46 milioni di italiani vivono in ambienti rurali, anche se naturalmente non sono tutti agricoltori, e un terzo dei comuni italiani sono montani. La filiera del legno è un buon esempio: siamo i terzi importatori al mondo di pallet, abbiamo abbandonato tutta l’attività industriale pur avendo un enorme patrimonio boschivo. Non ha senso, la situazione andrebbe ribaltata”.

Che tipo di interventi servirebbero?

Giampiero Maracchi “La crisi è un fenomeno epocale, non congiunturale, servono investimenti consistenti, insieme a un piano generale e nazionale condiviso tra agricoltura, ambiente ed economia, senza competizioni, che tenga conto dei cambiamenti climatici e che permetta all’agricoltore di vivere del suo lavoro”.

di Giulia Foschi

Redazione www.biodiversitywar.it
Fondazione BioHabitat

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