Francesco Gentile è professore di Idraulica agraria e sistemazioni idraulico forestali all’Università di Bari, Dipartimento di Scienze agro-ambientali e territoriali: un altro punto di vista sul dissesto idrogeologico, un’altra voce del nostro evento in diretta streaming ad Agrilevante.

Professore Gentile, quali danni possono causare i fenomeni legati al dissesto idrogeologico?

Francesco Gentile: “Generalmente ci riferiamo alle frane e alle alluvioni, fenomeni di maggiore rilevanza che possono creare danni non solo economici, ma anche alla popolazione. Poi ci sono i fenomeni erosivi, che possono essere inclusi all’interno del dissesto idrogeologico, ma in questo caso il danno è circoscritto all’ambiente, e normalmente non ha conseguenze per le persone”.

Perché il territorio italiano è particolarmente predisposto?

Francesco Gentile: “In Italia abbiamo un numero elevato di comuni e di superfici interessate da queste problematiche, in parte a causa della geologia e della morfologia del territorio, in elevata percentuale collinare o montuoso, dunque predisposto soprattutto nei confronti del rischio frane; dall’altra, incide l’elemento della densità abitativa e di una serie di infrastrutture realizzate nei centri abitati che chiaramente aumenta il livello di rischio. Si tratta sempre di una  combinazione di fattori di pericolosità, cioè naturali, e di vulnerabilità, legati alla presenza sul territorio di attività umane”.

Come si caratterizza, invece, il territorio pugliese?

Francesco Gentile: “In generale la situazione corrisponde ai caratteri nazionali, però la Puglia è un territorio prevalentemente pianeggiante, dunque il rischio frane è concentrato in aree limitate; il rischio alluvioni invece è abbastanza diffuso, soprattutto nel nord della regione, dove si trovano corsi d’acqua importanti. Tuttavia, anche i corsi d’acqua cosiddetti effimeri, come le lame, presentano un rischio idraulico, proprio perché attorno ad essi, non essendo considerati rilevanti, si concentrano zone di urbanizzazione”.

Com’è cambiata la situazione nel tempo?

Francesco Gentile: “Il territorio italiano è da sempre predisposto, ma negli ultimi anni stiamo registrando il verificarsi di numerosi eventi estremi, magari di breve durata, ma dalla forte intensità dal punto di vista delle precipitazioni”.

Su quali fronti si può intervenire?

Francesco Gentile: “A livello nazionale, la strategia sulla difesa del suolo si muove lungo due assi: interventi non strutturali e strutturali. Quelli non strutturali sono interventi che non richiedono la realizzazione di opere, parliamo in primo luogo dell’attività della Protezione Civile, un’attività di grande valore che si realizza su tutto il territorio nazionale attraverso strutture decentrate a livello regionale, e che cerca il più possibile di lavorare sulla prevenzione degli eventi più pericolosi; un’altra misura riguarda la pianificazione del territorio, quindi tutte le attività legate all’individuazione di aree potenzialmente esposte e alle prescrizioni da attuare, svolte prevalentemente dalle Autorità di Bacino. Gli interventi strutturali sottostanno al vincolo delle disponibilità finanziarie, che come sappiamo non sono molto elevate: ci riferiamo a interventi classici di protezione dei centri abitati, ma anche a interventi di sistemazione idraulico-forestale che realizziamo nelle aree collinari e montane dei bacini idrografici”.