L’ economia circolare è il tema al centro dell’incontro promosso da Gruppo Hera, all’interno della settimana di eventi #all4thegreen, a Bologna. Il convegno “Creatività e innovazione: la via italiana verso un’economia circolare” ha raccolto ed esposto idee ed esperienze fondate sul comune principio della necessità di un passaggio da un’economia lineare, che crea, consuma e getta, a una economia circolare, che rimette in circolo, ricicla, riutilizza, creando valore per il territorio, come ha ricordato l’ad di Hera Stefano Venier. Hera, su questo principio, ha fondato il suo operato, illustrato nel Bilancio di Sostenibilità che mostra, in numeri, gli obiettivi raggiunti dall’azienda in termini di energie rinnovabili, gestione dei rifiuti, attuazione di politiche con una ricaduta concreta sul territorio, nell’ottica degli obiettivi previsti dall’Agenda Onu 2030, e relativamente a tutti i soggetti coinvolti: clienti, lavoratori, azionisti, cittadini.

L’ economia circolare, infatti, ha affermato il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, è cruciale per lo sviluppo economico, e si sta trasformando da un obbligo da seguire a un punto di forza, una risorsa sulla quale si misurerà la competitività delle aziende. L’economia circolare, quindi, conviene alle imprese.

Molte aziende, d’altronde, se ne sono già rese conto. Come Novamont, azienda chimica italiana attiva nel settore delle bioplastiche che, ha spiegato l’AD Catia Bastioli, lavora da anni nell’utilizzo intelligente e sostenibile del rifiuto organico, fondamentale per l’economia circolare: le bioplastiche contribuiscono a implementare una corretta ed efficiente gestione di tali rifiuti. Il rifiuto organico non deve finire in discarica: in Europa ne vengono prodotti 96 milioni, e di questi 66 milioni non vengono utilizzati. L’Italia, grazie anche al lavoro di ricerca di aziende come Novamont, punta all’obiettivo di zero rifiuti organici in discarica.

Ellen MacArthur, nota per l’omonima fondazione che nel mondo rappresenta l’organizzazione più attiva e importante nell’ambito dell’economia circolare, ha spiegato che “nel giro di 100 anni il carbone sarà finito, ma risparmiare risorse non basta: deve servirci per guadagnare tempo e consentirci la transizione da un’economia lineare a un’economia circolare, che sganci la scarsità delle risorse dalle nostre prospettive di crescita, puntando su innovazione, formazione e nuove generazioni.”

“Questa è la direzione da percorrere – ha continuato il ministro Galletti -: crescita sostenibile, non decrescita felice. “Stiamo andando verso un’economia profondamente diversa, la quarta rivoluzione industriale sarà quella della domotica, della robotica, della banda larga e dell’economia circolare. L’economia circolare apre uno scenario con posti di lavori completamente nuovi, specializzazioni innovative e stimolanti, ad esempio nella ricerca di nuovi materiali. Pensiamo a Eni che, a Gela e a Marghera sta iniziando a produrre biometano dall’olio fritto. Pensiamo al design industriale, fiore all’occhiello dell’Italia: abbiamo davanti a noi un mondo dove possiamo distinguerci per qualità e ricerca”.

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