Lo abbiamo chiamato Treno della Biodiversità, ma in fondo è un modo per raccontare l’esperienza di un Viaggio fatto di Uomini, di Semi e Piante che ha dei punti fermi in parole come reale, vero e verosimile, su un’asse che da Milano a Bari si muove sul suo perno, Bologna e che ha nomi e cognomi.

Abbiamo lasciato fisicamente la Stazione di Bologna, “Stop and Go”,  a metà marzo e stiamo proseguendo attraverso le più importanti fiere e manifestazioni internazionali: Salone del Mobile, TuttoFood, Zoomark, Primavera Meditterranea: le prossime saranno Sana, Cersaie e Agrilevante.

Siamo partiti da Modena, a Fiera Modenantiquaria, in un angolo del padiglione che ha rivisitato le tavole di Hugo Pratt, rievocando le immagini romantiche di un pirata d’altri tempi e che aveva davanti altri oceani. Ma l’atmosfera è la stessa, resa possibile da un percorso emozionante tra gli oggetti di inizio secolo di un bosco evocativo e provocatorio. Come dire in fondo l’uomo è cacciatore.

Il luogo, suggestivo, realizzato con il contributo dello scenografo Steno Tonelli ha accolto testimonial del territorio e ha permesso loro un confronto diretto.

Imparando ad avvicinarmi, in punta di piedi, al mondo dell’Agricoltura, ho scoperto punti in comune con chi scrive o racconta. Tra colleghi ci si da del Tu e a dire il vero spesso le similitudini finiscono qui. Ciò che che ci rende simili sono le storie, i valori e le intemperanze.

Quando dico reale, parlo di un fermo immagine della situazione di oggi che, da punto a punto,  poggia su una figura professionale, e permettetemi di sottolinearlo, si veste in modo diverso a seconda si tratti di botanico, geologo, agronomo, florovivaista, architetto, designer, ingegnere, giornalista, scrittore o politico. Tutti hanno in comune l’ambiente in cui si trovano, il mondo dell’Agricoltura, quello con la maiuscola.

Mappature globali di una situazione che i numeri ci portano a considerare grave.

Un quarto di tutte le specie presenti sulla Terra è a rischio estinzione. Metà di esse potrebbe scomparire entro la fine del secolo corrente. L’attuale perdita di specie è pari a circa mille volte il tasso storico. Conclusioni impressionanti, tratte dagli accademici e dai ricercatori che si sono incontrati all’inizio di marzo al seminario congiunto della Pontificia Accademia delle Scienze e della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, in Vaticano.

Lo affermano anche le Nazioni Unite in occasione della Giornata della Biodiversità, che come ogni anno si celebra il 22 maggio e la perdita di biodiversità minaccia le risorse di cibo, medicine ed energia, un calo pari al 40% tra il 1970 e il 2000. I rischi, spiega il WWF, derivano dalla perdita e dal degrado dell’habitat (agricoltura non sostenibile, disboscamento, sviluppo residenziale e commerciale), dallo sfruttamento eccessivo delle specie (bracconaggio, catture accidentali nella pesca), dall’inquinamento, dalla diffusione di specie invasive e malattie e dal cambiamento climatico. Secondo la Fao, riporta la Fondazione Slow Food per la Biodiversità, il 75% delle varietà vegetali è perso, irrimediabilmente.

L’Italia ha uno straordinario patrimonio di biodiversità: secondo gli ultimi dati diffusi dal Ministero dell’Ambiente nel Rapporto sullo Stato del capitale naturale del 2017, nel nostro Paese esistono 6.700 specie di flora vascolare e oltre 58mila specie faunistiche. Proprio per questo l’attenzione per la salvaguardia dell’ambiente dev’essere particolarmente alta: siamo portatori di una grande responsabilità. Dunque, cosa fare?

A livello internazionale, il riferimento è la Convenzione sulla diversità biologica, un trattato adottato nel 1992 al fine di tutelare la biodiversità, l’utilizzo durevole dei suoi elementi e la ripartizione giusta dei vantaggi derivanti dallo sfruttamento delle risorse genetiche. Nel 2010 l’Italia si è poi dotata di una Strategia Nazionale per la Biodiversità a seguito di un percorso di partecipazione e condivisione fra i diversi attori istituzionali, sociali ed economici, che si sono impegnati a lavorare insieme per fermare il declino della biodiversità. Accanto ai 23 Parchi nazionali, il sistema ha messo in campo 134 Parchi regionali, 147 Riserve naturali statali, 365 Riserve regionali, 171 altre aree protette regionali, 27 Aree marine protette, i 2 parchi sommersi e il Santuario dei mammiferi marini, per una quota del 10,5% di territorio protetto, a cui va aggiunta la Rete Natura 2000, con cui il territorio nazionale protetto supera il 20%.

Inoltre, l’Italia ha una legge sulla tutela e sulla valorizzazione della biodiversità agraria e alimentare, entrata in vigore nel 2015 e realizzata con il contributo di Slow Food, con l’obiettivo di proteggere le risorse genetiche locali dal rischio di estinzione o di erosione genetica, anche attraverso la tutela del territorio rurale, per evitarne lo spopolamento.

Un grammo di suolo di buona qualità contiene 600 milioni di microrganismi, un grammo di suolo degradato ne contiene solo 1 milione; 1 grammo di suolo contiene 25mila specie, 1 grammo di suolo degradato solo 5mila.

Dobbiamo ricordarlo e cambiare direzione. Per il Dottor Uricchio, anche lo stato di salute delle nostre acque non è da sottovalutare: “Dobbiamo distinguere due aspetti. Dal punto di vista quantitativo abbiamo un fabbisogno in continua crescita, perché il consumo di acqua cresce del doppio rispetto alla crescita della popolazione; considerando il trend demografico attuale e futuro la quantità delle risorse idriche ci preoccupa, anche alla luce dei cambiamenti climatici. Sul versante qualitativo sicuramente abbiamo qualche altro problema significativo, perché le sostanze chimiche commercializzate aumentano: l’European Chemical Agency ha registrato oltre 100mila sostanze chimiche presenti sul mercato europeo, accanto alle quali si trovano le sostanze illecite, dei traffici internazionali, dunque la cifra è sottostimata, e per di più le sostanze chimiche reagiscono tra di loro generando nuovi composti. Nel complesso, è una situazione di allarme importante”.

Madre Natura, quindi, ci sta dando un ultimatum e l’animo umano ci impone di cominciare a visualizzare il mondo in cui viviamo non come una scena di un un film apocalittico, ma come un concreto e rinnovato modus operandi. Ecco che salgono sul palco le nuove idee. Manca l’ossigeno? Avete mai pensato di abitare nell’appartamento di un palazzo completamente ricoperto di piante? Vivete in una città che ha meno del 7% di verde procapite? Oggi è possibile pensare di inserire il verde sui tetti delle case e modificare completamente l’attuale percentuale di inquinamento di metropoli come Tirana o Shanghai. Eppure se dovete spostare o modificare il parapetto di una strada, forse la burocrazia vi impone di trivellare fino a venti metri, in zone con alto grado di dissesto idrogeologico.

Un confronto diretto Fondazione BioHabitat l’ha organizzato a Foggia in occasione della Fiera dell’Agricoltura.

Qui mi preme entrare nella cronaca.

Foggia e i Monti Dauni sono un territorio da scoprire anche solo con le parole. Il Tavoliere, il Granaio d’Italia, corollato da zone che, alla luce del sole, diventano di oro intenso e che per chi non le conosce sono quasi irreali le migliaia di pale eoliche che si stagliano sul blu intenso del cielo. E poi i paesi arroccati, alcuni di essi completamente distrutti dai terremoti che ne hanno fatto paesini fantasmi, uniti tra loro da strade impervie e prova di ammortizzatori. Calore di una terra che profuma di olivo, la cui luce argentea illumina la via nelle notti di luna piena. Solidale, accogliente ed entusiasta  è la gente di questa terra che non ti nasconde un sorriso, che non si dimentica l’ospitalità.

Foggia che ha al suo interno un’area destinata a zona fieristica sulla statale per Bari ma che oggi non ha un’entrata ufficiale, chiusa da lavori.

Padiglioni da restaurare e riportare in vita, hanno aperto le porte a una Fiera importante che ha meritato il suo successo. Pubblico e operatori del settore si sono trovati a parlare tra loro.

Nell’area della Multifunzionalità in Agricoltura ho fatto un salto nel tempo. Pacati, schietti, a volte dure le parole, ma i confronti non sono mai stati accesi, solo seri. Numeri e slide hanno fotografato il dissesto idrogeologico della regione, si sono affrontati i temi caldi nella presentazione del nuovo PSR e si è parlato di Biologico.

Oggi si inserisce il grande tema del Biologico e con l’evento alla Fiera dell’Agricoltura a Foggia e poi TuttoFood a Milano, ne abbiamo parlato, ma le voci nazionali sono contrastanti.

Per Paolo Carnemolla Federbio“Guardando i dati, nel 2016 siamo cresciuti del 19% come consumi interni, mentre sull’export non ci sono dati ufficiali. Parliamo comunque di 4 miliardi di euro di fatturato complessivi, dei quali 3 sul mercato interno. Contiamo circa 60mila imprese, in gran parte agricole, sul territorio nazionale; siamo attorno al miliardo e mezzo di ettari, corrispondenti al 10% della produzione agricola complessiva. L’attenzione per la sostenibilità riguarda tutti i settori, dalle automobili all’energia elettrica, e il biologico rientra in questo mutamento generale. C’è poi una porzione di consumatori tra i 50 e i 60 anni, neopensionati con maggiore disponibilità economica che si sentono ancora giovani e giustamente vogliono mangiare bene. Inoltre c’è una crescente tendenza a sprecare meno, a comprare meno per evitare di buttare il cibo, acquistando prodotti che costano un po’ di più ma in quantità minori, così si mangia anche un po’ meno, e si sta meglio, e non si lasciano a marcire gli alimenti nel frigorifero. Non è più tempo dei tre per due. Non è una moda, è un cambiamento diffuso nello stile di vita.”

Perché non andare oltre, essere provocatori attraverso un messaggio nuovo. Stefano Bocchi, Professore Ordinario di Agronomia e coltivazioni erbacee presso il Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università degli Studi di Milano, dopo l’esperienza del Parco della Biodiversità a Expo, ha curato il nuovo percorso verde negli spazi di TuttoFood, a Milano: “Noi siamo il gruppo di lavoro che ha realizzato il Parco della Biodiversità all’Expo di Milano: vogliamo portare avanti quella eredità spiegando in modo diverso il concetto di biodiversità, utilizzando soprattutto il linguaggio delle piante e del passaggio agrario: diverse piante fanno riferimento a differenti paesaggi agrari e a diverse produzioni agricole italiane. Partendo da questa idea, a TuttoFood abbiamo deciso di proporre ai visitatori un percorso diverso rispetto al precedente, scegliendo questa volta alcune piante che sono generalmente considerate minori, perché non vengono coltivate, né sono citate nei manuali d’agraria, anzi spesso sono considerati infestanti. Sono piante rustiche molto diffuse e interessanti anche per il loro valore nutrizionale: se andiamo a cercare nella tradizione culinaria di diverse aree geografiche italiane, scopriamo che entrano molto di frequente nelle nostre ricette. Ecco quindi che diventa importante recuperarle. L’obiettivo è attirare l’attenzione su queste piante nascoste, che spesso crescono anche nei giardini, lungo le strade e sui muri delle città, creando il cosiddetto terzo paesaggio, quello non voluto, ma che c’è, e spesso riserva delle sorprese”.

Il Parco della Biodiversità, la sua eredità. Da quando si è spenta la luce dell’Albero della Vita, il 31 ottobre 2015, in un certo senso è scattato un segnale importante. Nel nostro viaggio quel momento lo racconteremo come fosse la genesi di un’idea, attraverso un diario in stile fumetto che proverà a portare alla luce i nostri pensieri avvicinandoli a un pubblico più generalista e meno tecnico. Per questo abbiamo scelto dei personaggi chiave che piano piano stiamo presentando, dando un nome simbolo e giocando con loro, con la Caccia al tesoro della Biodiversità.

Nel contempo c’è chi lavora dietro le quinte della Fondazione BioHabitat per non disperdere una ricchezza costruita in un territorio simbolo dell’Europa e del Mondo.

Emilio Genovesi, CEO presso Material ConneXion Italia,  project leader del Biodiversity Park, Padiglione tematico in ExpoMilano2015, svela i prossimi progetti relativi all’eredità di questo importante progetto realizzato in occasione di Expo “Si componeva di vari elementi, una mostra sul tema della biodiversità, una sala dibattiti e convegni e il parco vero e proprio, con 400 specie di piante che raccontavano la biodiversità italiana, con cinque ambienti dalle Alpi alle Isole passando per gli Appennini, la Pianura Padana e gli altipiani centrali. E’ stato molto visitato e molto apprezzato. Per questo, pur trattandosi di un evento temporaneo, nato quindi con un carattere di provvisorietà, quando è stato smontato è dispiaciuto a tanti, e ci è sembrato un peccato lasciar perdere questa esperienza. Ci siamo mossi in molteplici direzioni per dare continuità al progetto, coinvolgendo realtà accademiche e imprenditoriali. Si è pensato di trasferirlo, e sono sorte diverse ipotesi, che però non si sono concluse per impedimenti burocratici. Infine, discutendo con Arexpo, la società che ha il compito di sviluppare l’intero sito di Expo 2015 in un parco scientifico e tecnologico di eccellenza, abbiamo deciso di fare in modo che il parco possa continuare a vivere nello stesso luogo. Di fatto il parco è ancora lì, le piante sono state mantenute e curate nel tempo, quelle più delicate sono state messe al riparo, mentre le erbacee, come il frumento e il mais, semplicemente rinascono ogni anno. Dall’anno prossimo il Parco della Biodiversità dovrebbe diventare una componente del progetto complessivo di Arexpo. In particolare, una parte più scientifica, votata alla ricerca, sarà trasferita all’Università di Milano, presso la Facoltà di Agraria, dove verranno condotte alcune sperimentazioni sulle nuove specie botaniche; un’altra parte sarà invece dedicata alla fruizione pubblica, un vero e proprio parco, che pensiamo sarà aperto già dalla primavera 2018. Vivrà, quindi, in un ponte tra il mondo accademico e l’apertura alla cittadinanza”.

Questo è reale. Questo è vero.

Nel nostro diario quasi un’ondata di speranza e progettualità eppure l’Italia è fatta di spaccati molto diversi. Spesso la fanno da padroni i numeri di bilancio, quelli con i quali un Comune deve fare i conti per sostenere investimenti atti a prevenire tragedie naturali, che però si scontrano non con la volontà di chi lavora la terra e che oggi è consapevole del fatto di causare frane o peggiorare la situazione spesso precaria, ma che vede nel raccolto la sostenibilità familiare e non può permettersi di vivere con le promesse.

La terra. Quel bene che spesso valutiamo ma che proprio dal fondatore dell’ente che promuove Biodiversity.Bio, in tempi non sospetti era scattata l’idea che oggi è concreta. Da qualche settimana si può comprare un terreno agricolo online: scegliere la zona d’interesse, valutarne le caratteristiche e procedere all’acquisto, con un mutuo agevolato se si ha meno di quarant’anni. E’ la Banca delle Terre Agricole, un progetto del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali che si pone come obiettivo l’accesso semplificato e agevolato ai terreni per i giovani interessati al settore. Sul sito di Ismea (www.ismea.it), ente economico del Ministero, i terreni sono stati mappati, catalogati e messi all’asta. Acquistarli è facile: basta iscriversi al sito e iniziare a cercare. Per ora sono stati pubblicati i primi 8mila ettari a disposizione di Ismea, ma il potenziale è di 22mila ettari di terreni. Cerchiamo di capire meglio come funziona il progetto, com’è nato e che impatto può avere con Maria Pirrone, presidente nazionale dell’Agia, Associazione Giovani della Cia-Confederazione Italiana Agricoltori. Maria Pirrone AGIA“E’ una idea che viene da lontano, già dal primo mandato di Agia, quando un gruppo di giovani insieme al presidente Cristoni lo propose per facilitare l’accesso alla terra anche per i giovani che non sono figli di agricoltori. Il costo della terra e le difficoltà di accesso al credito sono le barriere di accesso all’agricoltura. Alla base del progetto c’è il principio di mettere in circolazione i terreni. In futuro verrà implementata la banca dati con altri terreni, in questo caso ad arricchire la Banca delle terre saranno i territori, attraverso le regioni e altri enti che a loro volta metteranno a disposizione terreni di cui sono proprietari e che non sono utilizzati. E per i giovani è possibile un’altra agevolazione: i mutui a tasso zero. Sul sito i terreni sono presentati in modo trasparente e divisi per categoria e dimensioni, con costi e caratteristiche. Inoltre è stato detto che le risorse finanziarie derivanti dalla vendita dei terreni saranno finalizzate esclusivamente a interventi in favore dei giovani. Credo sia un ottimo primo passo. Per noi è la realizzazione di un lungo percorso”.

Gianluca Cristoni: “Il percorso che stiamo portando avanti s’inserisce in un contesto di dinamiche ormai chiare a tutti, legate all’emergenza per il Pianeta, annunciata e approfondita dagli organi di comunicazione, creando un nuova sensibilità. Per noi la salvezza della Terra parte dalla gestione della terra, del patrimonio paesaggistico, culturale e produttivo. Portiamo al centro il ruolo dell’agricoltura e dell’agricoltore nell’ambito della salvaguardia della biodiversità, e più in generale dello stato di salute del Pianeta. Noi ci muoviamo per sensibilizzare gli stakeholder e chi fa questo mestiere affinché abbia un ruolo riconosciuto dalla società civile e dalla politica, che non sia solo quello produttivo: l’agricoltura non fa solo produzione, ma svolge anche funzioni fondamentali per il Pianeta. In diversi contesti mettiamo in atto delle dinamiche che permettano di focalizzare l’attenzione della politica e di considerare l’imprenditore agricolo e l’impresa agricola come elemento importante, al pari di altre attività di natura produttiva. Il nostro percorso itinerante non è solo ludico o di piacere, ma ha una forte connotazione culturale e divulgativa. Non manteniamo lo stesso canovaccio, pur avendo un focus di riferimento a livello nazionale, ma contestualizziamo il nostro intervento in relazione al luogo in cui ci troviamo. Siamo un soggetto facilitatore, che canalizza e crea legami”.

Sono passati vent’anni dal protocollo di Kyoto e in Italia il Ministero dell’Ambiente ripercorre quest’anno temi importanti.  All’ambiente sarà dedicata una delle riunioni ministeriali previste nell’ambito della Presidenza Italiana del G7 2017 a Bologna l’11 e il 12 giugno. Numerose le attività che il Ministero dell’Ambiente, il Comune di Bologna e l’Università stanno mettendo in campo, in collaborazione con associazioni civiche, culturali, universitarie e ambientaliste, per fare di Bologna capitale internazionale dell’ambiente nel mese di giugno. Il Ministero dell’Ambiente sta mettendo a punto le proposte da condividere con gli altri paesi avanzati e con la Commissione Europea per fare in modo che il G7 possa dare il contributo più significativo possibile all’attuazione dell’Agenda di Parigi sui cambiamenti climatici e all’Agenda 2030 sullo sviluppo sostenibile e nell’attuativo dal 2012 ogni due anni ci avviamo verso la tappa del 2020 con obiettivi che sembrano di difficile attuazione se guardiamo con la volontà di cambiare il mondo in cui viviamo.

E’ l’unità a fare la forza o la capacità di sostenersi a vicenda, di fare squadra davanti a una grandine o un raccolto spazzato via dal vento?

Da poco è apparsa anche la parola Biodiversità e ad essa si stanno dando le regole delle Strategie internazionali. Vero è che la politica si muove. Ora provate a salire con noi sul Treno della Biodiversità, dove troverete il mondo del verosimile.

Di tappa in tappa noi ci siamo portati con noi le voci, le aziende, le associazioni di categoria e i testimonial.

Siamo partiti a marzo e oggi siamo a metà maggio, eppure il viaggio sembra durato anni, ma in fondo è vero.

In ogni bella storia c’è sempre un personaggio principale che in un modo o in un altro ti racconta il suo punto di vista. Anche per noi è così.

A dirla tutta è come nei film, ti svela un dettaglio alla volta.

Chiaramente deve rappresentare l’ambiente in cui si narra il viaggio e deve raccogliere e sottolinearsi nei modi e movimenti.

La terra è franca, schietta e non ti racconta bugie. Colui che impara dalla Natura porta con se gli stessi valori. I ritmi sembrano lenti, ma chi vive con l’idea del raccolto deve saper prevedere, guardare oltre, anticipare i tempi.

Se proviamo a osservare il nostro protagonista, nel mondo reale è figlio delle leggi naturali. Ma nell’area del Vero, deve sapere leggere tra le righe, scrivere e ipotizzare modifiche al territorio sociale che lo circonda.

In quell’area del Verosimile in cui gli affidiamo il compito di redigere la traccia narrativa, lo troviamo che indica la strada a chi non trova un luogo di confronto, mette in relazione persone e idee perché possano fiorire. Ha dalla sua l’esperienza, la capacità di leggere le persone.

e come in tutte le belle storie ci devono essere dei colpi di scena.

Uno sicuramente lo abbiamo visto. Il nostro personaggio principale, non è uno scienziato o uno storico, è un giovane studente di Agraria, che nel suo presente ha scelto di tornare all’agricoltura, magari di lasciare la professione di pubblicista, come ha fatto Fabio Panchetti, che lo racconta nel suo libro emozionante “Il Contadino Libero”.

Quale sarà la tappa finale del nostro lungo viaggio? domanda lecita.

Ricordo le parole di Gianluca Cristoni, presidente della Fondazione Biohabitat in un’intervista all’inizio del percorso:

“Dobbiamo agire in due direzioni: lavorando tutti i giorni per far sì che la parte materica del Parco prenda forma di nuovo e diventi luogo fisico dove poter raccontare gli aspetti scientifici, biologici, naturalistici e legati all’attualità che ruotano attorno al settore; e dall’altro lato, in attesa e a supporto del primo obiettivo, creando un network, un’attività di contenuti, di notizie, di socialità che racconti lo storico ma soprattutto i nuovi percorsi e i nuovi obiettivi”.

D’altronde, come fa il territorio a stare in piedi? Grazie all’esistenza di una rete distributiva di servizio che è l’impresa agricola. Il concetto di rete è fondamentale, non si parla più d’investimenti sui singoli, bensì sulla rete, perché è la connessione, il lavoro di gruppo che fa la forza. Ecco cos’è Biodiversity.Bio: è la concretizzazione della volontà di avere un luogo fisico e virtuale dove i protagonisti di questa rete s’incontrino.

Può sembrare di non esserci mossi da casa, eppure qualcosa è cambiato.

Eppur si muove.

di Marcella Marzari
Redazione www.biodiversitywar.it – Giulia Foschi

Fondazione BioHabitat

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