Claudio Buscaroli è agronomo e ricercatore del Crpv, Centro ricerche produzioni vegetali, una società cooperativa con sede in Romagna che promuove ricerca, sperimentazione e divulgazione nel comparto delle produzioni vegetali.

Dott. Buscaroli, di cosa vi occupate al Crpv?

Claudio Buscaroli: “Io mi occupo di specie da frutto, siamo un centro di ricerca sulle produzioni vegetali, abbiamo una sede operativa a Imola e a Faenza, dove lavoriamo su nuove varietà e conserviamo collezioni di antiche varietà locali. Sviluppiamo progetti con la Regione, nazionali o a livello europeo. In ogni caso, l’obiettivo è cercare di non disperdere un patrimonio che con l’agricoltura intensiva si rischia di perdere, valutando e reintroducendo le varietà nelle loro zone di origine. Ad esempio con il progetto di reintroduzione delle pesche bianche di Massalombarda: poche settimane fa si è tenuta la festa annuale durante la quale i produttori portano in piazza i frutti per farli conoscere ai consumatori con l’obiettivo di immetterli nuovamente sul mercato. Lavoriamo anche insieme a Slow Food per definire i presidi. Un altro esempio riguarda l’Appennino bolognese, dove abbiamo individuato una vecchia varietà di Rosa romana, una mela antica che cerchiamo di salvaguardare. Si trovano numerose piante secolari in giro per l’Appennino, stiamo facendo un censimento”.

Esiste la possibilità concreta di reintrodurre queste varietà sul mercato?

Claudio Buscaroli: “Sì, anche se non è facile, e si tratta comunque di nicchie. E’ importante prendere contatti con la grande distribuzione, ad esempio stiamo sviluppando un progetto con la Coop, che ha individuato un notevole interesse da parte dei consumatori. Inoltre si stanno diffondendo diversi supermercati specializzati: quando si parla di biologico, la salvaguardia della biodiversità è un elemento imprescindibile, perché grazie al recupero di geni resistenti si può diminuire l’uso di pesticidi”.

Perché importante recuperare varietà antiche?

Claudio Buscaroli: “Il motivo più semplice è che sono più buone. Il gusto di una pesca bianca di Massalombarda è impareggiabile. Sono sapori che non esistono più. Purtroppo nel tempo si sono perse molte caratteristiche qualitative per dare priorità a valori commerciali come tenuta di maturazione, brillantezza, durezza. Ma gli aromi e i profumi sono tutta un’altra cosa. Un altro aspetto importante, come dicevo prima, è inoltre il fatto che le antiche varietà erano più resistenti alle malattie, perché la chimica non esisteva, e da sole hanno sviluppato geni di resistenza. Questi geni possono essere identificati e inseriti nelle varietà attuali, oppure è utile affiancare una varietà antica a una coltivazione odierna. Questi  caratteri si sono evoluti per 4mila anni, una storia lunghissima che deve essere conservata. Inoltre, va tenuto in considerazione l’aspetto storico: la Rosa romana dell’Appennino, ad esempio, ha una storia lunghissima, addirittura alcuni esemplari sono stati trovati vicino a scavi etruschi, così come la varietà di mela Decio, dedicata all’imperatore romano. La biodiversità s’intreccia alla storia dei nostri territori, c’è dunque anche una ragione culturale nell’importanza della sua salvaguardia”.

Quali sono i fattori di rischio?

Claudio Buscaroli: “Oggi l’agricoltura tende alla monocoltura, ed è un errore che paghiamo. Più si va verso la monocoltura, più trattamenti è necessario fare. Noi cerchiamo di ricostruire i frutteti della biodiversità per arginare la situazione, ma non è facile. Il nostro lavoro è faticoso perché non sempre abbiamo i finanziamenti necessari. Per questo cerchiamo di coinvolgere gli agricoltori, affinché la salvaguardia delle varietà entri a far parte del lavoro quotidiano di chi opera in questo settore”.

Redazione www.biodiversitywar.it

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