Intervista a Simona Caselli, Assessore all’agricoltura, caccia e pesca, Regione Emilia-Romagna

Simona Caselli, Assessore, quali sono le azioni della Regione Emilia-Romagna in sostegno della biodiversità?

Simona Caselli “A partire dai regolamenti internazionali noi cerchiamo di fare la nostra parte considerando che in Italia, e in Emilia Romagna in particolare, siamo custodi di una biodiversità enorme, vegetale e animale: una bella responsabilità. Utilizzando gli strumenti che abbiamo a disposizione, contenuti in gran parte nel Psr (Programma sviluppo rurale), agiamo sulla conservazione e sullo sviluppo della biodiversità con molteplici misure. Ad esempio puntiamo sulla conservazione di piante erbacee storiche che non sono più richieste dal mercato sostenendo chi continua a coltivarle nonostante l’assenza di domanda. Una parte rilevante riguarda poi la conservazione di sistemi ecologici formati da radure, siepi, filari, alberi, elementi che contraddistinguono il nostro paesaggio agrario e che vogliamo mantenere, anche perché costituisce l’habitat per lo sviluppo di flora e fauna”.

E per quanto riguarda il biologico?

Simona Caselli “Le misure in favore dell’agricoltura biologica hanno avuto un successo esagerato, siamo stati subissati di domande per la conversione dall’agricoltura tradizionale a quella biologica. Abbiamo stanziato oltre 52 milioni per finanziarle tutte. C’è stato così un salto del +28% della superficie agricola biologica. Siamo, nel complesso, all’11,5% del totale, un numero che ci caratterizza come la regione del centro-nord a maggiore intensità di biologico, in termini di ettari. Parliamo di 4800 aziende e oltre 1100 trasformatori”.

 

Una fiera come Eima, Fico e l’Expo del florovivaismo nel 2019: Bologna si sta caratterizzando come un polo centrale per l’agricoltura e l’alimentazione.

Simona Caselli “La conferma di Eima, una fiera enorme e di riferimento nel settore, non era scontata. Poi c’è Sana, prima fiera del biologico in Italia e seconda in Europa, che ci aiuta molto a veicolare quella agricoltura pulita della quale ci interessa parlare. Fico diventa un altro punto focale per affrontare questi temi e per approfondire l’ambito della produzione: lì si vedrà tutta la filiera produttiva e ci sarà una forte componente educativa sulla quale stiamo collaborando. Infine l’Expo sul florovivaismo sarà una bella gara, molto qualificante: il settore del florovivaismo in Italia è forte, ed esporta moltissimo, e poi sarà anche l’occasione per parlare di agricoltura urbana, un’altra tendenza interessante che si sposa con il ragionamento sulla nuova legge urbanistica sul consumo di suolo zero, che sta portando molti comuni a ridurre i terreni edificabili in favore di terreni agricoli in fascia periurbana”.

 

Si parla spesso del ritorno dei giovani in agricoltura: accade anche in Emilia Romagna?

Simona Caselli “Sì, c’è molto interesse. La difficolta è nell’accesso alla terra, nel senso che questi giovani agricoltori solitamente non hanno alle spalle un impiego in questo settore. L’aspetto invece più interessante è che i giovani sperimentano, c’è chi lavora luppoli antichi per produrre birre artigianali, chi lo zafferano, chi i fiori edibili o le zucche giganti. Quasi sempre si affacciano all’agricoltura partendo già dal biologico e in un’ottica di multifunzionalità agricola, affiancando cioè alla coltivazione della terra attività come la fattoria didattica, o lo spaccio aziendale, elementi in più che completano e arricchiscono l’esperienza”.

di Giulia Foschi

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