Se a Natale gli italiani portano in tavola il meglio della tradizione preparata con amore di particolari e ingredienti speciali, proviamo a ipotizzare quali saranno le tendenze, scorgendo nei dati di settore un possibile cambiamento di stile di vita.

Il progetto Biodiversity.Bio, nel 2017, è entrato in ambiti nazionali e internazionali intercettando le voci e raccogliendo i tasselli di un mosaico che nel Biologico e nel Certificato si confermano su un andamento di mercato a due cifre.
La radiografia dei comportamenti dei consumatori ha imposto delle varianti anche nella produzione e negli investimenti aziendali, ma andiamo per ordine.
Già nel 2016 i consumi interni erano cresciuti del 16%, e nel febbraio di quest’anno durante Biofach, la più grande fiera mondiale dedicata al biologico a Norimberga, si sono svelati le percentuali mondiali: ricordiamo che il settore conta di 75 milioni di euro di fatturato, con un salto di oltre 15 milioni dal 2010. L’incidenza ha svolto una conversione dell’agricoltura portando a 43,7 i milioni di ettari coltivati, con un flusso di operatori che tocca i 2,4 milioni (+14,7%) su scala mondiale. L’Italia si posiziona al sesto posto dopo Australia, Argentina, Stati Uniti, Spagna e Cina. Molti i problemi che portano l’Europa a far crescere la produzione più lentamente rispetto alla domanda.

Ora entriamo in casa nostra dando voce all’Osservatorio dei mercati (Federbio-Assobio) sulla base di una ricerca effettuata da Nomisma e pubblicata alla Fiera del Sana 2017 a Bologna.
Le famiglie che consapevolmente acquistano almeno una volta all’anno prodotti bio, passano dal 53% nel 2102, al 78%. Importante segnalare che il 60% diventa frequent user, ossia consuma prodotti biologici almeno una volta alla settimana e che l’11% è diventato cliente l’ultimo anno. 

Va da se che per motivi legati alla comodità di fare una spesa unica, il 46% dei consumatori preferisce i supermercati e che il 15% sceglie negozi specializzati per l’offerta di un più ampio assortimento e possibilità di fruire di consigli, eventi e formazione.

Analizzando le motivazioni, troviamo al primo posto la scelta salutistica, con una particolare attenzione all’assenza di pesticidi e ingredienti chimici di sintesi nei prodotti.

Capitolo a parte è la fiducia che batte la sostenibilità ambientale.

Anche il nostro cliente medio è stato analizzato perché si affacciano ai consumi le giovani generazioni che hanno uno stile di vita orientato alla sostenibilità, mentre tra i 50 e i 60 anni, l’idea di mangiare bene e di sentirsi “giovani” è per chi può permettersi una maggiore disponibilità economica.

Ecco quindi che le finestre sul Biologico e sul Biologico certificato si aprono su più fronti:
le motivazioni europee di una produzione a più lenta crescita; il settore dell’agricoltura che deve fare i conti con una domanda sempre più alta di operatori di settore, il che include una forte attenzione sulla formazione; la credibilità legislativa e la comunicazione capillare per affrontare la ricerca di risposte dei consumatori.

Se si aggiunge che Biologico non è solo alimentazione, ma sempre più spesso uno stile di vita, allora è anche una evoluzione in senso sociale. Lo confermano le tendenze di altri comparti, come le nuove tecnologie, l’architettura e il design oggi non solo territorio di Accademie, Università e Scuole professionali, ove si progettano e affrontano tematiche in linea con le richieste aziendali. Un’inversione di tendenza che parte dalla produzione e che attraverso le istituzioni o l’attenta analisi dei mercati può realmente svolgere una nuova opportunità di lavoro.
Guarda caso la terra, le tradizioni, l’agricoltura sono e rimangono il nostro futuro, forse con una piccola differenza, che Babbo Natale è sempre più Bio.

Buone Feste dalla Redazione