Antonietta Mazzeo, delegata regione Emilia Romagna Associazione Nazionale Le Donne del Vino

 Come e quando è nata l’Associazione, e quali attività svolge?

Antonietta Mazzeo: “L’Associazione Nazionale Le Donne del Vino, formatasi nel 1988 per merito del brillante intuito della produttrice toscana Elisabetta Tognana, conta oggi oltre 700 iscritte che rappresentano tutte le categorie della filiera vitivinicola, dal vigneto alla cantina, dalla tavola alla comunicazione; produttrici, ristoratrici, enotecarie, sommelier e giornaliste, in tutta Italia con la loro attività promuovono la cultura del vino nel senso più ampio. E’ uno dei sodalizi più attivi e vivaci nel vasto scenario enogastronomico, ed è tra le espressioni più interessanti dell’imprenditoria femminile. Il logo dell’Associazione, due giovani donne dallo sguardo fiero e deciso e dai capelli simili a chicchi di uva, è anch’esso un simbolo entrato nel cuore delle donne italiane, che hanno saputo proporre, con la loro operosità, una diversa chiave di lettura rispetto al mondo maschile. Lavoriamo per accrescere la cultura del vino e il consumo responsabile, la promozione del ruolo delle donne del vino nella società e nel lavoro, collegare le donne del vino favorendo le iniziative condivise, la formazione e i viaggi di istruzione, per portare la voce delle donne del vino alle istituzioni e alle organizzazioni italiane ed estere”.

 Si tratta di un settore ancora prevalentemente maschile?

Antonietta Mazzeo: “Un’indagine sondaggio promossa dall’Associazione ha fotografato le Donne del Vino degli Anni Duemila: laureate, fanno figli dopo i 30 anni, guadagnano spesso meno degli uomini e sono ancora alle prese con il sessismo. Per le donne nel mondo del vino, se così si può dire, le cose vanno meglio, ma non bene, e c’è ancora tanto da fare per raggiungere una reale parità di genere. Inoltre le donne prendono esempio da altre donne assumendole come modelli (82%), un fatto da non sottovalutare. La realtà delle donne imprenditrici nel mondo del vino è sicuramente diversa da quella idilliaca che tutti immaginano nel bucolico mondo del vino dove invece i ritmi di lavoro e gli impegni professionali, spesso lontani da casa, creano una situazione poco conciliabile con la famiglia e simile a ogni altra attività di alto profilo. Questo rappresenta sicuramente l’ostacolo maggiore al balzo in avanti. Guardando ai dati, il 35 % della forza lavoro agricola è femminile, il 28% delle aziende agricole hanno titolari donne e un 10% di donne è in posizione di rilievo nelle aziende del vino più strutturate”.

Com’è cambiato il ruolo delle donne nel tempo all’interno delle aziende vitivinicole?

Antonietta Mazzeo: “Le donne che, da sempre, lavorano nelle aziende vitivinicole in modo professionale, ma quasi oscuramente, hanno preso coscienza delle loro capacità imprenditoriali. Alcune di loro si sono trovate ad ereditare ed a gestire patrimoni di famiglia, circostanza, anch’essa, che dà il segno del cambiamento. Nel passato, infatti, questi passaggi avvenivano sempre e solo in linea maschile”.

Quale valore aggiunto portano, quali sono i loro punti di forza, quali le attività in cui le donne esprimono al meglio le loro qualità?

Antonietta Mazzeo: “Da anni anche le donne frequentano scuole e corsi professionali, dibattiti, degustazioni, viaggi studio all’estero per diventare agronome, enologhe, enotecarie, sommelier. Sono entrate quindi, a pieno titolo, da protagoniste, anche in settori confinanti a quello vitivinicolo, ovvero nelle enoteche e nella ristorazione. I cambiamenti di abitudini che si sono manifestati nel mondo delle consumatrici hanno contribuito al salto di qualità professionale delle donne. Vino al femminile significa saper scegliere un prodotto di qualità, significa il piacere di gustare in modo consapevole e di conoscere a fondo le caratteristiche dei vini per arrivare ad abbinarli correttamente ai cibi.

È importante la comunicazione in questo settore? Quali sono i punti di debolezza e di forza e cosa si potrebbe fare per migliorarla?

Antonietta Mazzeo: “Come per tutti, anche per questo settore, comunicare è essenziale! Se manca la comunicazione, le idee e i pensieri non possono avere un passaggio, e non potrebbero essere condivisi. Se la debolezza può essere identificata in una certa lentezza nel modificare alcuni comportamenti e nel rivedere vecchie abitudini, la forza dell’Associazione è contraddistinta da una vivace tendenza alla comunicazione moderna e anticipatrice. Migliorare la comunicazione non può che tradursi in una costante attualizzazione, mettendo in campo strumenti multimediali e non solo: dal sito web al logo, alla newsletter per fidelizzare gli utenti, alla pubblicità su radio, tv, stampa cartacea, web, alle strategie di condivisione sui social network per diffondere le informazioni”.

di Giulia Foschi
Redazione www.biodiversitywar.it
Fondazione BioHabitat

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