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domenica - 22 aprile 2018
 
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Il rifiuto in natura non esiste perché la natura utilizza ogni cosa: è questo il concetto alla base dell'economia circolare

Andrea Rinaldi: il futuro delle città è senza rifiuti, come la natura

Andrea Rinaldi è architetto e professore presso il Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara. E’ tra i membri del comitato scientifico di Future Build Meeting Tour, una serie di convegni itineranti promossi da GBC Italia.

Tema: efficienza tra creatività e innovazione

Cosa significa?

Andrea Rinaldi: “Il punto di partenza è che l’energia non è infinita, ma finita, dunque progettiamo macchine più efficienti, edifici più efficienti, processi più efficienti dal punto di vista energetico, ma guardando solo all’efficienza rischiamo di curare non tanto la causa del problema ma solo il sintomo, quindi questo approccio non è sufficiente. Attorno all’energia ruotano tanti altri aspetti, il tema dei rifiuti, dell’acqua, delle materie prime e delle risorse, temi che diventeranno problemi seri nei prossimi anni, e che ancora non sono stati adeguatamente regolati, a differenza dell’energia che è già instradata con una serie di norme. Più in generale, si tratta di passare da una economia lineare, l’attuale, a un’economia circolare che non prevede la creazione del rifiuto ma reimmette in circolo quella che può diventare una risorsa per creare qualcos’altro: in natura non ho mai uno scarto, il rifiuto in natura non esiste perché la natura utilizza ogni cosa. Il rifiuto appartiene a un sistema che abbiamo inventato noi, ma ora è indispensabile trovare nuove strade, e per farlo serve creatività e innovazione”.

A che punto siamo in questo processo?

Andrea Rinaldi: “Esistono già delle esperienze concrete che guardano  in questa direzione, in settori parziali. Pensiamo all’edilizia, che produce il 60% dei rifiuti in Italia: ci sono già esperienze di riuso e di riciclo di materiali, così come in agricoltura, dove gli scarti delle coltivazioni si possono utilizzare per altre produzioni. Molte persone, in settori diversi, se ne stanno occupando. Tornando all’edilizia si tratta in primo luogo di pensare all’edificio non come a un problema, ma un’opportunità: quando lo costruisco devo già pensare a cosa se ne potrà fare quando verrà demolito, dunque se i materiali che utilizzo saranno convertibili in altro, evitando di generare rifiuto. Banalmente, un muro in cemento armato lo dovrò smaltire e non potrò riutilizzarlo, un muro in legno può essere smontato e riutilizzato da un’altra parte, o per un altro scopo, così come il rame, o l’alluminio. E’ necessario avere una visione a più ampio raggio, guardando al futuro”.

Redazione www.biodiversitywar.it

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