Alessandro Trigila, ricercatore presso ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, illustra l’attività dell’ente in relazione a due manifestazioni di dissesto idrogeologico: frane e alluvioni.

Professore Trigila, quali fenomeni rientrano nell’ambito del dissesto idrogeologico e di cosa si occupa Ispra?

Alessandro Trigila: “Il dissesto idrogeologico comprende frane, alluvioni, valanghe ed erosione costiera. Ispra analizza in particolare la parte relativa a frane e alluvioni: un’attività di mappatura e di elaborazione dati che rientra nei compiti istituzionali di Ispra e che serve per stabilire come e dove mettere in atto le azioni di prevenzione”.

Come si presenta il territorio italiano in relazione a frane e alluvioni?

Alessandro Trigila: “In Italia sono state censite, a partire dall’anno mille, 614mila frane, archiviate nell’inventario dei fenomeni franosi realizzato da Ispra insieme a Regioni e Province autonome. Le frane italiane rappresentano i 2/3 delle frane europee, che sono circa 900mila. Si tratta di un dato storico; se guardiamo invece a quante frane si verificano ogni anno sul territorio nazionale parliamo di qualche migliaio. Definiamo eventi franosi principali quelli che determinano danni, feriti, evacuazioni, che sono nell’ordine di qualche centinaio: nel 2016, un anno poco piovoso, sono stati 146, hanno causato una vittima, 17 feriti e danni alla rete stradale. L’8% del territorio italiano è classificato a pericolosità da frana elevata o molto elevata, un altro 8% a pericolosità idraulica. Questo 16% non considera scenari con minore probabilità di accadimento. I comuni interessati sono l’88%, perché in alcuni casi la pericolosità riguarda solo una piccola porzione di territorio”.

Quali le zone maggiormente a rischio?

Alessandro Trigila: “Il rischio si valuta in relazione alla presenza umana. Ad esempio se una pianura può essere allagata ma nessuno vi risiede (fatto improbabile in Italia) allora il rischio è definito nullo. Complessivamente 7 milioni di abitanti sono a rischio, circa il 12% della popolazione; di questi 6 milioni sono in situazione di pericolosità idraulica media (il tempo di ritorno tra un’inondazione e un’altra è compreso tra i 100 e i 200 anni), e circa 1 milione a rischio frane. Per quanto riguarda le alluvioni gli scenari più critici sono al Centro Nord, in Emilia Romagna, Toscana, Veneto, Lombardia e Liguria, perché ci sono i fiumi più grandi. Relativamente alle frane la situazione è maggiormente distribuita in termini di rischio; tra le regioni più soggette la Campania con oltre 300mila abitanti a rischio, Toscana e Liguria. Bisogna poi differenziare frane rapide e lente: quelle rapide causano vittime e si trovano costa tirrenica, mentre nella zona adriatica prevalgono fenomeni di tipo lento che non hanno impatto sulla popolazione, ma causano comunque danni a infrastrutture e abitazioni”.

Quali sono le possibili azioni di prevenzione?

Alessandro Trigila: “Sostanzialmente l’azione fondamentale consiste nel conoscere bene il territorio. Può sembrare banale, ma nel passato spesso le politiche venivano attuate senza tenere conto di questo dato. Un altro aspetto fondamentale è la comunicazione e la diffusione delle informazioni, finalizzato all’aumento della consapevolezza dei cittadini: più piattaforme sono di dominio pubblico, più il cittadino è informato e può intervenire in maniera consapevole, ad esempio valutando dove acquistare una casa. Per quanto riguarda la parte istituzionale esistono i piani di assetto idrogeologico, che pongono vincoli sul territorio nelle aree a maggiore rischio rendendole non edificabili. Questi vincoli vengono posti dal 2001, ma chiaramente le zone erano già costruite, quindi impediscono solo che il rischio aumenti. Poi ci sono gli interventi di riduzione del rischio: argini, muri, opere di ingegneria. Attualmente il fabbisogno per ridurre il rischio corrisponde a 29 miliardi di euro (individuato da Ispra in base ai dati forniti dalle Regioni). Parliamo di circa 9mila opere. Finora è stato finanziato il piano per la riduzione di alluvioni in alcune aree urbanizzate soggette come Genova, Milano, Firenze”.