L’ottava conferenza economica della Cia si è concentrata sul concetto di un nuovo modello di sviluppo, che rimetta i cittadini e le imprese al centro del progetto europeo. Europa, Territorio e Mercato sono i tre poli sui quali si sono orientati gli interventi delle tre giornate bolognesi con politici, esperti di settore, rappresentanti di enti e istituzioni. Alessandro Mastrocinque, vicepresidente nazionale della Cia, in apertura della seconda giornata di lavori, dedicata al tema “agricoltura e territorio”, ha tracciato alcune linee guida per l’agricoltura del futuro.

Innovazione e legame con il territorio sono le parole chiave. Centrale l’attenzione per le terre interne: “L’abbandono dei terreni e dei pascoli causa dissesto idrogeologico, al quale si unisce il problema della cementificazione e dell’impermeabilizzazione dei terreni nostrani, tra i più elevati d’Europa. Basti pensare che il 15 per cento della superficie italiana è esposta a fenomeni idrogeologici, pari al 90 per cento dei comuni. C’è poi la questione dell’acqua: bisogna puntare sui bacini di accumulo che permettono di conservare l’acqua durante le stagioni in cui piove, promuovendo nuove tecnologie irrigue, un uso efficiente e razionale delle risorse”.

“La risposta a questa complessa situazione sta nell’agricoltura multifunzionale, con uno sguardo attento anche al sociale, e nella produzione di beni di qualità: investire su sistemi locali di commercializzazione, sui prodotti tradizionali e di nicchia. Ad esempio investire sulle produzioni di montagna dà valore al territorio, ne rafforza l’identità e indebolisce la tendenza all’abbandono”

“Una particolare menzione merita la produzione biologica: siamo tra i primi in Europa, ma ancora il valore che ne deriva è scarso. Il biologico contiene una enorme ricchezza potenziale, per questo va rilanciato. E’ necessario trovare nuove forme di gestione, bisogna fare rete in modo innovativo, mettendo in campo progetti concreti che diano anche risposte occupazionali. Il biologico è la chiave per rilanciare i luoghi in abbandono. Senza dimenticare lo sviluppo di una nuova zootecnia estensiva di qualità, valorizzando il nostro grande patrimonio di prati e pascoli, così come il bosco: un terzo della superficie dell’Italia è coperta da foreste, eppure siamo il primo importatore di legna dall’estero. E’ dunque indispensabile costruire e valorizzare nuove filiere della produzione e lavorazione del legno”.

 

di Giulia Foschi

Redazione www.biodiversitywar.it
Fondazione BioHabitat

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