8 Marzo: donne meravigliose che si battono ogni giorno
Intervista a Mariantonietta Cavallari

8 Marzo: Il Cif, Centro italiano femminile, è un’associazione dedicata alle donne, alla tutela dei loro diritti, al loro inserimento lavorativo, alla salvaguardia delle pari opportunità e dell’uguaglianza di sesso, etnia e origine, tra le più longeve sul territorio nazionale. Mariantonietta Cavallari, presidente della sezione provinciale di Bologna, ci racconta la storia, le attività dell’associazione e le lotte ancora oggi necessarie per affermare i propri diritti, non solo l’8 marzo.

Mariantonietta, quando nasce il Cif e che attività svolge?

“L’associazione nasce da gruppo di donne cattoliche nel dopoguerra, era il 1944, per una forte necessità di inserire le donne nel mondo del lavoro: allora l’Italia andava interamente costruita. In tutto questo tempo abbiamo portato avanti un percorso molto importante, anticipatore in questi ultimi anni di progetti di integrazione rivolti alle donne migranti, perché le diversità rendono sempre migliore una società. Per facilitare l’inserimento lavorativo organizziamo corsi per baby sitter e badanti rivolti a chi cerca lavoro, a chi l’ha perso e specialmente a chi ha un’età avanzata, una condizione che rende davvero difficile il reinserimento lavorativo. Organizziamo corsi culturali, presentazioni di libri, corsi di inglese, gruppi di lettura, sempre nell’ottica di creare opportunità. Si parla spesso di denatalità: certo, è un problema, ma se non si interviene con azioni continuative a favore delle donne è impossibile pensare di risolverlo”.

La vostra è una lunga storia: oggi a che punto siamo per quanto riguarda la condizione femminile, in particolare sul versante lavorativo?

“C’è ancora tanto da fare. Io credo che tutto parta dalla famiglia, snodo importante per l’educazione e per l’apertura alla diversità: qui si deve imparare che non ci sono differenze tra uomo e donna. Poi, naturalmente, anche la scuola ha il suo ruolo: tutto è collegato. Ci interroghiamo spesso sulla violenza, cerchiamo di capire dove nasca questo disagio, questo male, e io credo che tutto dipenda dall’educazione. Una donna è andata sulla Luna: non vedo limiti! Se abbiamo due ingegneri, un uomo e una donna, a parità di formazione, voti e capacità, per quale ragione la donna dovrebbe avere uno stipendio inferiore? Purtroppo però è una concezione radicata, strutturale e mentale, che richiede molto tempo per modificarsi e che ancora fatica ad adattarsi alla realtà dei fatti. Per fortuna ci sono donne splendide e meravigliose che si battono ogni giorno.

A proposito di lotte, festeggiate l’8 marzo?

“Certo, noi per la festa della donna organizziamo sempre eventi diversi, è l’occasione per incontrarsi e dare esempi, perché ci deve essere un contagio delle idee sane per arrivare a una rinascita sociale. In questo senso la festa della donna è un’occasione, ma il lavoro deve essere continuo. Soprattutto alle giovani dico che bisogna darsi un po’ da fare: createvi valori e obiettivi, sognate. Non vedo la passione che ci animava tanti anni fa, quella voglia di rivolta contro il sistema. Lo capisco, è anche una nostra responsabilità: io a 15 anni ho lottato per avere la biblioteca a Comacchio, mentre quando trovi tutto fatto non sai dove rivolgerti; crescendo nel benessere non s’impara il sacrificio. Noi siamo state fortunate perché sognavamo l’amore, il futuro, potevamo progettare qualcosa di veramente nuovo. Ora, paradossalmente, nonostante le conquiste e la maggiore libertà, gli stereotipi sono ancora molto forti, e particolarmente insidiosi. Serve una rivoluzione culturale ed educativa a tutti i livelli: non bisogna arrendersi mai”.