La ricchezza di specie sta diminuendo: è già calata del 40% tra il 1970 e il 2000. Lo affermano le Nazioni Unite in occasione della Giornata della Biodiversità, che come ogni anno si celebra il 22 maggio con iniziative in tutto il mondo per ricordare agli abitanti del Pianeta che il patrimonio naturale della Terra, in gran parte ancora inesplorato, è a rischio, e salvaguardarlo è prima di tutto un nostro interesse: la perdita di biodiversità minaccia le risorse di cibo, medicine ed energia. I rischi, spiega il WWF, derivano dalla perdita e dal degrado dell’habitat (agricoltura non sostenibile, disboscamento, sviluppo residenziale e commerciale), dallo sfruttamento eccessivo delle specie (bracconaggio, catture accidentali nella pesca), dall’inquinamento, dalla diffusione di specie invasive e malattie e dal cambiamento climatico. Secondo la Fao, riporta la Fondazione Slow Food per la Biodiversità, il 75% delle varietà vegetali è perso, irrimediabilmente. Negli Stati Uniti si arriva al 95%. Oggi il 60% dell’alimentazione mondiale si basa su tre soli cereali: grano, riso e mais.

L’Italia ha uno straordinario patrimonio di biodiversità: secondo gli ultimi dati diffusi dal Ministero dell’Ambiente nel Rapporto sullo Stato del capitale naturale del 2017, nel nostro Paese esistono 6.700 specie di flora vascolare e oltre 58mila specie faunistiche. Proprio per questo l’attenzione per la salvaguardia dell’ambiente dev’essere particolarmente alta: siamo portatori di una grande responsabilità. Dunque, cosa fare? Il WWF suggerisce alcune linee guida: preservare il capitale naturale (ripristinare ecosistemi, ampliare aree protette), migliorare la produzione (energie rinnovabili, riduzione materiali di scarto), consumare in maniera saggia, e a un livello più alto riorientare i flussi finanziari (ad esempio sostenendo investimenti per la gestione sostenibile) e gestire equamente le risorse.

A livello internazionale, il riferimento è la Convenzione sulla diversità biologica, un trattato adottato nel 1992 al fine di tutelare la biodiversità, l’utilizzo durevole dei suoi elementi e la ripartizione giusta dei vantaggi derivanti dallo sfruttamento delle risorse genetiche. Nel 2010 l’Italia si è poi dotata di una Strategia Nazionale per la Biodiversità a seguito di un percorso di partecipazione e condivisione fra i diversi attori istituzionali, sociali ed economici, che si sono impegnati a lavorare insieme per fermare il declino della biodiversità. Accanto ai 23 Parchi nazionali, il sistema ha messo in campo 134 Parchi regionali, 147 Riserve naturali statali, 365 Riserve regionali, 171 altre aree protette regionali, 27 Aree marine protette, i 2 parchi sommersi e il Santuario dei mammiferi marini, per una quota del 10,5% di territorio protetto, a cui va aggiunta la Rete Natura 2000, con cui il territorio nazionale protetto supera il 20%.

Inoltre, l’Italia ha una legge sulla tutela e sulla valorizzazione della biodiversità agraria e alimentare, entrata in vigore nel 2015 e realizzata con il contributo di Slow Food, con l’obiettivo di proteggere le risorse genetiche locali dal rischio di estinzione o di erosione genetica, anche attraverso la tutela del territorio rurale, per evitarne lo spopolamento. Gli strumenti e i riferimenti a disposizione non mancano: ora è il momento di cambiare rotta e agire per salvare la biodiversità.

di Giulia Foschi
Redazione www.biodiversitywar.it

Fondazione BioHabitat

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